(2 luglio 2022 h 17.20)
The Space Cinema – Novoli

Fantascienza e/o distopia e/o animazione
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La storia di Buzz Lightyear è un film di animazione: fa parte di una serie che si chiama Toy Story.
Non ho visto gli altri film della serie, solo questo, il quinto, per curiosità.
Dal trailer si intravedeva un racconto fantascientifico interessante.
Ho trovato il film molto buono e poco adatto ai bambini.
I genitori leggono animazione, leggono Toy Story, vedono sui manifesti le sagome tipiche dei cartoni animati per i più piccini, la tenerezza del gattino robot, gli occhioni dei personaggi umani; vedono i robot invasori: giocattoli giganteschi che, in versione ridotta, si trovano in un cesto nella cameretta dei figli (per questo la serie si chiama Toy Story) e portano in sala bambini molto piccoli.
È una storia di giocattoli, pensano, è un cartone animato, pensano, sarà adatto ai bambini.

Ho notato che mancavano i preadolescenti, i ragazzi degli ultimi anni di scuola elementare e dei primi anni di scuola media, che forse avrebbero capito qualcosa di più.
Arrivo a dire che per i ragazzi più grandi il film è consigliabile, perché li mette a confronto, in modo divertente, con concetti che, prima o poi, incontreranno negli studi scientifici.
Ma proprio quelli non c’erano.

Suppongo che gli adolescenti e i preadolescenti tendano a snobbare i film di animazione (noi siamo grandi, non vediamo Toy Story!) e non vadano al cinema con i genitori.

Di fatto c’erano: genitori giovani con bambini molto piccoli e un solo vecchietto che si era portato in uno di quei cinema multi-tutto dove non va spesso, anzi quasi mai.
Perché proprio in quella sala? Perché il film non è in programmazione nei cinema che piacciono al vecchietto (ha i suoi gusti) e The Space di Novoli è raggiungibile con i mezzi di trasporto che predilige (treno e tram).

Mi piacerebbe domandare, alla fine del film, che cosa i bambini hanno capito della trama.
Il protagonista principale, un simpatico pilota di astronave, lo Space Ranger Buzz Lightyear – orgoglioso della sua qualifica, della sua divisa, della sua squadra – ripete più volte che per andare via dal pianeta inospitale Tikana Prime e tornare sulla Terra ha bisogno di un cristallo speciale che gli consentirà di raggiungere l’iperspazio, viaggiando con la sua astronave a velocità 2c, 4c, 8c e oltre.

Vorrei chiedere a qualcuno di questi bambini: che cos’è “c”?

Se un bambino mi rispondesse: “c” è la velocità della luce, 300.000 km al secondo, penserei di trovarmi di fronte al futuro nuovo Albert Einstein.

Lo guarderei con stupore infinito, e anche con un po’ di paura, se rispondesse «Lo prevede la Teoria della relatività ristretta» alla domanda seguente: per quale motivo ogni volta che il pilota fa un viaggio che per lui dura solo quattro minuti, al ritorno sul pianeta trova i suoi compagni più vecchi di molti anni?

È la Teoria della relatività ristretta di Einstein (sistemi in moto relativo rettilineo uniforme); prevede la contrazione del tempo se si viaggia a velocità prossime alla velocità della luce (i famosi 300.000 kilometri al secondo, un po’ più di 8 minuti per raggiungere la Terra partendo dal Sole).
Avrei l’impressione di trovarmi di fronte a un alieno se uno dei bambini aggiungesse «È un film di fantascienza, infatti Einstein ha dimostrato che “c” è una velocità limite, è la velocità delle onde elettromagnetiche, non raggiungibile dalla massa (nel film è moltiplicata per otto e anche per dieci); attualmente è tecnicamente assurdo che un’astronave possa avvicinarsi a questo limite, ma se avvenisse (se la sua velocità relativa a un altro corpo celeste si avvicinasse a “c”) ci accorgeremmo della contrazione del tempo, di cui non ci accorgiamo alle normali velocità.»

È impossibile che nel cinema The Space di Novoli – che ho raggiunto con il treno fino a Santa Maria Novella e con il tram, linea 2, dalla fermata Alamanni fino a Novoli – ci fosse un bambino capace di dare queste risposte alle mie domande.

Rimane il dubbio: che cosa avranno capito?

In realtà non erano molti gli spettatori; i bambini sembravano concentrati sullo schermo, ma più concentrati su popcorn, dolciumi e coca cola. Prima che si spegnessero le luci ho sentito una mamma dire: «Aspetta che inizi il film! Così finiscono subito!»
I bambini si saranno divertiti con le numerose battaglie presenti in un’animazione  realizzata con maestria, che ha catturato anche me in più di un’occasione.

Nel film ci sono situazioni e battute molto divertenti, riferimenti ai più importanti film di fantascienza (dubito che i bambini li abbiano colti), soprattutto ai film di Christopher Nolan.
Sono presenti molti personaggi ben disegnati, dotati di una psicologia precisa, coerente in ogni situazione, dall’inizio alla fine; momenti di tensione, di suspense, di commozione.
Non esagero e invito a verificare, se si dubita.

Mentre scorrono le immagini ci dimentichiamo che si tratta di disegni virtuali (in tutti i film vediamo immagini virtuali in movimento); sono disegni più credibili dei personaggi di molti film interpretati da attori.

Ma che cosa avranno pensato i bambini – non riesco a capacitarmi – vedendo il nostro astronauta sempre giovane al ritorno da ogni viaggio mentre la sua amica, rimasta nella colonia che si è formata su Tikana Prime, invecchia, invecchia sempre di più e muore, lasciandogli un commovente messaggio di affetto?

Nei sessantadue anni che trascorrono sul pianeta (mentre per Buzz, che continuamente viaggia a quelle velocità, si tratta di qualche decina di minuti) l’amica dell’astronauta si è sposata con una donna, ha avuto figli (non viene spiegato in che modo, con quale sistema) e nipoti.

Si deve supporre che la nonna, a suo tempo, sia ricorsa all’inseminazione artificiale, dal momento che nella seconda parte del film il nostro astronauta lotta insieme a una nipote della sua amica, una nipote che assomiglia molto alla nonna.

Nella seconda parte appare un altro elemento le cui premesse scientifiche sarebbero difficili da spiegare a persone adulte, figuriamoci a bambini molto piccoli. Si dovrebbe fare ricorso (per le persone adulte) a una delle ipotesi che scaturiscono dalla Meccanica Quantistica, o, se si preferisce, a una interpretazione letteraria (Jorge Luis Borges – Il giardino dei sentieri che si biforcano).

Appare un altro personaggio: è il nostro eroe, più avanti con gli anni, con i capelli bianchi e il gatto robot mezzo scassato.
Vediamo contemporaneamente lo stesso Buzz Lightyear nel presente e nel futuro e i due interagiscono. Il vecchio, mascherato da robot cattivo, rapisce il giovane, lo porta sulla sua astronave e si rivela.

Dunque sono rappresentati due degli infiniti mondi di cui la Meccanica Quantistica, in una interpretazione che si trova al limite tra scienza e immaginazione, suggerisce l’esistenza.

I due personaggi hanno caratteri completamente diversi: il Buzz presente è dolce, delicato, il Buzz futuro è aggressivo, distruttivo e vorrebbe allearsi con il Buzz presente per distruggere il passato.
È come se la condizione di prigioniero di un pianeta repellente, scacciato dallo stesso pianeta da un nuovo capo che non ha l’intenzione di continuare a coltivare il sogno della fuga, lo avesse inselvatichito e inacidito.

Il Buzz vecchio vorrebbe eliminare quella parte del passato che ha determinato l’impossibilità di andare via dal pianeta Tikana Prime e tornare sulla Terra.
Ma se il passato viene distrutto, l’amica di Buzz (quella che è diventata nonna) non si sposerà, non avrà la sua vita, non avrà figli e nipoti, non invecchierà, non morirà lasciando un messaggio per il sempre giovane Space Ranger; se il passato viene distrutto, la nipote dell’amica di Buzz non esisterà.
Cancellando il passato, come il vecchio Buzz vorrebbe, tutte le vite successive che si trovano sulla linea temporale che stiamo percorrendo saranno cancellate. Un grande dilemma per l’eroe giovane, lo stesso di Amleto: essere o non essere, questo è il problema. Anche nel 3901 l’uomo si troverà davanti ai vecchi dilemmi che gli imporranno scelte. Se il tempo è relativo, quel 3901 sembra una delle trovate divertenti del film. Rispetto a che cosa è calcolato? Rispetto a quale sistema di riferimento?

Il Buzz vecchio (futuro) vorrebbe agire sul passato, a scapito di altre vite che condannerebbe alla non esistenza.
Il Buzz giovane (presente), dopo un attimo di esitazione, risolve il dilemma amletico a favore della vita, si oppone al proposito del Buzz vecchio e, con l’aiuto di tre amici inesperti ma pieni di buona volontà, lo sconfigge.
I due personaggi sono presenti contemporaneamente, su due linee temporali che dovrebbero essere separate; lo sviluppo della scienza e della tecnologia ha reso possibile questa interazione. Finalmente un film di fantascienza ben fatto, basato su teorie portate al limite o non dimostrate, ma rigoroso e coerente!
Ci sono film di fantascienza, come AD ASTRA di James Gray (commento su questo sito), che sembrano favole.

La storia non ha la classica soluzione positiva che ci saremmo aspettati (un pregio di questo film è che non succede mai ciò che ti aspetti).

Che cosa ci saremmo aspettati? Buzz trova il cristallo utilizzando la formula elaborata dal gatto robot, libera i suoi amici dal pianeta repellente e tutti insieme ritornano felici sulla Terra.

Succede un’altra cosa.
Il capo della comunità, Burnside, che non ha voglia di tornare sulla Terra, alla fine riconosce il valore di Buzz, gli dà di nuovo la carica di Space Ranger e gli affida una squadra di soldati superpreparati. Ma Buzz preferisce i tre con i quali ha combattuto l’ultima battaglia: la nipote della sua vecchia amica, il giovane volontario pauroso che non ne indovina una, la vecchia in libertà vigilata, esperta di esplosivi. Con i nuovi compagni forma una squadra sgangherata ma divertente, pronta ad affrontare altri nemici e andare incontro a nuove avventure spaziali (altre puntate della serie).
Non so se si debba attribuire un significato al fatto che uno degli eroi è una vecchia ex detenuta che viene riabilitata per il suo comportamento; se questo ha un significato, mi sembra positivo.
Ma in questo film per bambini – secondo me più adatto agli adolescenti e agli adulti curiosi, oltre ai vecchietti, ai quali tutti i film sono adatti – ci sono molti elementi positivi: 1) nel 3901 nella comunità umana non esistono forme di razzismo (bianchi e neri svolgono ruoli intercambiabili, possono essere buoni o cattivi, intelligenti o stupidi), 2) il potere politico corregge i suoi errori e non perseguita con la sua idiozia i giovani eroi (li perseguita per un po’, poi si corregge), 3) si può vivere da soli (come Buzz), bastare a sé stessi, rimanendo umani, 4) si può formare una famiglia (come l’amica di Buzz) se si vuole, di qualunque genere, 5) conta solo l’amicizia e la difesa della comunità (questo è un classico).
Riguardo ai punti 3 e 4, noto che nel 3901 non succede come nel 2022, quando in una pubblicità che vorrebbe essere avanzata una nonna chiede al nipote gay «e tu, quando ti trovi un fidanzato?». Nel 3901 alla nonna non viene in mente questa domanda, perché ognuno fa ciò che gli pare e nessuna nonna si sente in diritto di porre questioni personali per imporre soluzioni e scelte di vita a un nipote.

Alla fine il ritorno al pianeta Terra viene dimenticato, anche perché in un viaggio nell’iperspazio come quello che, nel mio piccolo, ho fatto io (in un tram del futuro per raggiungere il cinema The Space di Novoli) non ci si pone solo la domanda: dove vado? Una domanda ineliminabile è: in quale linea temporale raggiungo una determinata meta? Ritorno a casa nel presente, nel passato, nel futuro? Troverò la Terra che ho conosciuto, perduta tra infinite altre possibilità?

In sostanza: se esistono linee temporali alternative, mondi possibili, il concetto di casa («Home sweet home») non ha più senso.
Nel 3901 viviamo un eterno presente in cui il tempo scorre lentamente, ma può andare avanti e indietro: se si ha voglia, si può fare una corsettina nell’iperspazio per vedere che cosa succederà nel futuro. Basta trovare il cristallo giusto.