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Giovanni Guarino

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When you listen to this song (Mona Achache Bauer)

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Giovanni Guarino5 Novembre 20266 Novembre 2026No Comment

5 novembre 2026 h 17.00
Cinema Teatro La Compagnia Firenze – via Cavour, 50r

“When you listen to this song”, regia di Mona Achache Bauer.
Trascrizione cinematografica del libro “Quando ascolterai questa canzone” (Quand tu écouteras cette chanson) di Lola Lafon.
La cantautrice e scrittrice francese di origine rumena Lola Lafon legge parti del suo libro in un film centrato sui primi piani della stessa alternati a immagini di repertorio.
La vediamo seduta dietro a un tavolo sul quale sono appoggiati un computer portatile, un taccuino e una penna.
Parla di una ragazzina che abbiamo conosciuto per poco tempo e ciononostante è presente come un caro ricordo nella nostra mente: è la bambina vicina di casa che ci salutava allegramente, è la compagna di classe che rideva e ci faceva ridere, è la sorellina che ci faceva i dispetti, poi si faceva perdonare con un sorriso; più avanti è stata la figlia e, da qualche anno, la nipote da andare a prendere a scuola, con la gioia di sentirla discorrere dei piccoli grandi eventi che riempiono la giornata di una adolescente.
A volte ci emozioniamo anche solo sentendo pronunciare o leggendo il suo nome.
Abbiamo conosciuto i suoi pensieri raccolti in un diario, dunque abbiamo acquisito una conoscenza intima, profonda della persona che l’ha scritto.
Il suo diario ha accompagnato per noi il passaggio dai libri dell’infanzia ai libri da adulti.
È stato il livre d’oreillers, da tenere accanto al guanciale, da vedere mentre gli occhi si chiudevano o quando si aprivano svegliandoci dopo un sonno profondo, la domenica mattina, felici di non dover andare a scuola e poter restare a letto, indisturbati a leggere; l’assonanza letto – leggere deve suggerirci qualcosa, considerando che si legge perché qualcuno ha scritto e forse proprio a letto è andato alla ricerca del tempo perduto.
La ragazzina era troppo giovane per essere interessata al tempo perduto; aveva bisogno di un’amica del cuore a cui confidare tutto (lo scrive lei). Il diario, che chiamò Kitty, svolse questa funzione.
Della ragazzina parla Lola Lafon nel film, alternandosi con fotografie famosissime di lei che sorride, dei suoi familiari; la vediamo in un filmato muto per pochi secondi; vediamo le immagini d’epoca delle strade, gli edifici, quell’edificio visto dall’esterno, poi dall’interno.
Cerchiamo di immaginarla nella vita quotidiana e invidiamo Lola per l’esperienza che le è stata concessa.

“Quando ascolterai questa canzone”, di Lola Lafon, traduzione di Silvia Manzio.
«È lei. Una sagoma alla finestra, emersa dall’ombra, una bambina. Si sporge, la mano appoggiata al parapetto, forse attirata da un brusio di risa, in strada: quello di un elegante corteo di abiti di raso e completi grigi.
Si volta, sembra chiamare qualcuno: è un matrimonio, vieni, vieni a vedere. Insiste, un gesto con la mano, impaziente, chiama ancora, qui, presto. È così bello il riverbero delle stoffe, il lustro degli chignon. È lei, al secondo piano di un palazzo banale, una sagoma minuta che entra nella storia, catturata da un’inquadratura fortuita.
È viva, fremente, questa ragazza che conosciamo solo immobile, su qualche fotografia in bianco e nero. Ha dodici anni. Gliene restano da vivere quattro.
Sono le uniche immagini animate di Anne Frank. Immagini mute, quelle di un breve filmato amatoriale girato nel 1941, probabilmente da un amico o un parente degli sposi. Sette secondi di vita, a malapena un’eclissi».


Si chamava Annelies Marie Frank, in famiglia detta Anne.
Apparteneva a una famiglia ebrea tedesca, era nata il 12 giugno 1929 a Frankfurt am Main (Germania) in un’agiata famiglia di ebrei tedeschi; si era trasferita con la famiglia ad Amsterdam tra il 1933 e il 1934 per sfuggire alle minacce, che dovevano sfociare in una caccia spietata, a cui i nazisti sottoposero gli ebrei in quegli anni. Scrisse nel diario che si sentiva olandese. Ad Amsterdam visse l’infanzia più o meno felice, come l’infanzia di tutti i bambini, ma con un timore in più rispetto agli altri bambini. Non era facile, allora, essere ebrei; non è mai stato facile essere ebrei.
Se si vuole un esempio all’interno della nostra cultura cattolica, basta cercare in rete “Rapito”, il film di Marco Bellocchio sul caso Mortara, il rapimento di un bambino ebreo avvenuto a Bologna nel 1868 e portato a termine dal papa Pio IX e dai suoi complici. È molto prima dei crimini nazisti, eppure quanti crimini si riteneva di avere il diritto di commettere ai danni degli ebrei! Forse fu questa mentalità a rendere possibile la complicità di molti italiani con le bestie naziste, soprattutto all’epoca della repubblica di Salò.

La famiglia di Anna (sorella maggiore Margot, madre Edith, padre Otto), dopo la vittoria del partito nazista in Germania si era trasferita ad Amsterdam, dove il padre aveva avviato una nuova attività (in Germania era stato banchiere).
Nel 1940 l’Olanda fu invasa dalle orde naziste e divenne anch’essa terreno di caccia all’ebreo.
Il 6 luglio 1942 il padre di Anna trasferì la sua famiglia, insieme a una famiglia amica, in un alloggio segreto situato nell’edificio dove Otto Frank aveva il suo ufficio.

Lola Lafon è nata in Romania, trasferita con la famiglia in Francia, dove ha studiato ed è diventata scrittrice e cantautrice.
Nel 2021 la casa editrice le propose di trascorrere una notte in un museo e scrivere un libro su questa esperienza.
Lei scelse il museo-casa di Anne ad Amsterdam.
Il 18 agosto del 2021, dopo la chiusura serale del museo, entrò da sola nella casa in cui Anna era rimasta nascosta insieme ai suoi dal 6 luglio 1942 al 4 agosto 1944, quando, a seguito di una segnalazione, la polizia nazista fece irruzione nell’alloggio segreto e i clandestini furono portati in vari campi di concentramento, tra i quali Auschwitz. Furono separati, Anne e Margot finirono nel lager di Bergen Belsen dove, nel febbraio 1945, morirono di tifo, prima Margot, poi, dopo qualche giorno, Anne e furono sepolte in una fossa comune. Circa tre settimane dopo gli inglesi liberarono Bergen Belsen. Unico superstite il padre; raccolse il diario nell’appartamento messo sotto sopra.

Dopo essere entrata in quella casa, Lola Lafon girò per le stanze con un taccuino e una penna, sentì l’odore dei muri, delle suppellettili recuperate, respirò gli spazi che avevano riempito le giornate di Anne e degli altri reclusi: scrisse.
Rimase in quell’appartamento per dieci ore, con il suo taccuino e la sua penna.
Per molte ore rimase a guardare la porta d’ingresso alla stanza di Anne. Non riusciva a varcare quella soglia.
Riuscì solo quando, riflettendo, trovò un collegamento tra la vicenda di Anne e alcuni episodi personali che racconta nel libro e nel film.

È necessario tornare ai fondamentali, ora che qualcuno, nascondendosi dietro alla compassione per la sorte dei palestinesi di Gaza, vuole far passare un messaggio antiebraico e una narrazione contraria all’esistenza di Israele.
In conseguenza di questa narrazione unica, diffusa tra i giovani più ignoranti, lo scrittore Erri De Luca viene aggredito (non è consentito il dissenso) e Anna Frank, se fosse sopravvissuta a Bergen Belsen (oggi avrebbe 97 anni), non potrebbe girare liberamente per Firenze insieme ai figli o ai nipoti che non avessero voluto nascondere la kippah.
È successo che turisti ebrei americani sono stati aggrediti verbalmente. Da come conosco Anna, non accetterebbe di nascondere la sua appartenenza alla cultura ebraica. Forse si sarebbe trasferita in Israele. Avrebbe vissuto altre esperienze dolorose (ottant’anni di stato di allerta, di guerre e di terrorismo) e assunto le sue posizioni politiche.
Nessuno può dire quali idee produce la tensione continua, quali idee producono i lutti, soprattutto di figli in giovane età. Vale per gli uni e per gli altri, ma a nessuno è consentito mettere in discussione il diritto di Israele a esistere.
Noi, che abbiamo avuto come libri del cuore Il diario di Anna Frank e i libri di Primo Levi, noi che abbiamo vissuto il sogno socialista democratico dei kibbutz (altro che i cappottini e la tristezza del comunismo reale russo o cinese) e il sogno della convivenza pacifica di due popoli e due stati, come stabilito dall’ONU, critichiamo duramente Netanyahu e la destra israeliana (mefitica come tutte le destre), non criticheremo mai “gli ebrei” e non parleremo mai di “lobby ebraica”, espressione nazista intesa a rinfocolare le persecuzioni che hanno caratterizzato l’altro secolo.
Ora, giustamente, gli ebrei sono pronti a difendersi.

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