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Giovanni Guarino

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Fammi il piacere (Reem Kherici)

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Alexandra Lamy François Cluzet Reem Kherici

Giovanni Guarino9 Settembre 202615 Settembre 2026No Comment

9 settembre 2026 h 17.30
Cinema Adriano Firenze – via Giandomenico Romagnosi, 46

“Fammi il piacere”, “Pour le plaisir”, regia di Reem Kherici.
L’argomento del film è l’orgasmo, in particolare l’orgasmo femminile.
Se ne parla poco, nonostante le apparenze.
Questo commento potrebbe intitolarsi “Nonostante”, come l’ultimo film di Valerio Mastandrea, perché l’avverbio ritornerà spesso, lungo tutto il commento.
Nonostante l’apparenza di una grande libertà, finalmente acquisita, di parole, argomenti e immagini, non si parla mai in maniera esplicita e diretta del piacere sessuale: si gira intorno, si allude, si sottintende.
Persino al cinema (sullo schermo) e nelle conversazioni il piacere sessuale è trattato come qualcosa da ricoprire di imbarazzi e inibizioni. Nessuno dice: «Ho goduto»; nessuna donna dice: «Non sono mai venuta», come in questo film.
Si può descrivere per un’ora un intervento chirurgico subìto o un dolore all’anca; ci si può confrontare sui dubbi riguardo alle scelte politiche, al candidato più adatto a contrastare l’attuale ondata di destra; si possono raccontare nei dettagli i propri gusti in campo cinematografico, letterario, pittorico, musicale, culinario, mai i propri gusti sessuali, le attività che ci eccitano.
Nonostante le apparenze, sull’argomento siamo messi esattamente come la piccola borghesia e il proletariato guidati nei decenni passati su binari rigidi dalla parrocchia o dal partito, decisi a stornare, spingendo sull’ipocrisia, da quelli che erano considerati cattivi pensieri.
“Il migliore” e Nilde Iotti parlavano mai confidenzialmente di sesso e della soddisfazione erotica reciproca?
Non sappiamo. Non credo. Probabilmente l’operazione si svolgeva in silenzio, prima e dopo, e nel più breve tempo possibile, sufficiente a dare un po’ di sfogo a lui, nessuno a lei, gravata anche dal retaggio dell’educazione cattolica.
È un’ipotesi, ma mi sembra verosimile.
Più liberi erano i socialisti, forti dell’affinità con i radicali. Craxi e Mitterand avevano amanti e il secondo una figlia nascosta. Però anche per loro era obbligatorio rispettare il tabù degli elettori, per non perderli, la consegna del silenzio.
L’alta borghesia industriale era disinibita, ma portata a soddisfare vizi costosi, estremi, che si poteva concedere avendo grande disponibilità di un supporto medico adeguato a evitare gravi pericoli; le nuove generazioni sbandarono: uno si perse completamente, un altro fu salvato da un trans che lo ospitava.
Il vecchio latin lover elegante, bon vivant, pasciuto e tenuto sotto controllo (i poteri forti gli dicevano: «Tuffati pure dallo yacht con il pisello di fuori, fatti operare il naso devastato dalla cocaina, ma non occuparti dei soldi, pensa solo a nasconderli in Svizzera») era abituato a cavalcare la bestia feroce; gli eredi degli eredi non potevano farcela. Alcuni furono distrutti, altri si rifugiarono nella finanza, negli affari, e abbandonarono l’industria piovuta dal cielo; altri ancora, come nella monarchia inglese, non avendo più la mammina che gli salvasse il di dietro, si fecero abbindolare da un ricattatore ben organizzato e persero ogni controllo sui vizi esibiti come diritti della casta.
La gente normale, nonostante le apparenze, nonostante i costumi da bagno trasformati in mutande sempre più sottili e reggiseni inesistenti, nonostante il nudismo generalizzato e diffuso sulle spiagge durante le vacanze estive, non parla mai in modo esplicito del piacere sessuale, soprattutto femminile, esattamente come nei tempi andati. Non solo il re è nudo, anche la regina.
Sotto l’ombrellone l’impiegato di banca e la professoressa vicina di casa ragionano dell’inflazione e dell’educazione dei figli, quasi non accorgendosi di essere praticamente nudi a pochi centimetri di distanza, in condizioni di fare un passo avanti nella sperimentazione di un modo alternativo di raggiungere il piacere che ha abbandonato la stanza da letto e il consueto rito in preparazione del sonno («Domani sveglia alle sette, sbrighiamoci!»).
Non sperimentano altre situazioni, altre possibilità, altri partner perché, diciamocelo, è faticoso e può comportare lo sconvolgimento dei ritmi ai quali si sono abituati. È più comodo rinunciare al sesso.
Sugli schermi le coppie si agitano, si contorcono, strusciano i corpi uno sull’altro, fingono orgasmi; per convenzione ci crediamo. In fondo si tratta di una finzione non molto lontana dalla vita reale.
Gli sceneggiatori dedicano molte parole ai sentimenti, evocati, rimpianti, traditi, nessuna a un semplice fatto fisico: perché ti ho tradita/o dopo tanti anni di convivenza? Perché lei/lui mi attizza e tu, dopo tanti anni di convivenza, non mi attizzi più.
Ovviamente non mi riferisco al cinema porno, dove si parla anche meno, un genere che non frequento perché basato su un’idea anatomica concentrata, chirurgica del sesso: può incuriosire in età adolescenziale, quando si verifica l’accoppiata di poche esperienze e molti ormoni. Superata l’adolescenza, con gli ormoni in calo e l’accumularsi delle esperienze, dei ricordi belli e brutti, si è portati a fuggire i primi piani e le esagerazioni dei set pornografici.
L’assenza dell’orgasmo può essere vissuta in modo diverso dall’uomo e dalla donna. L’uomo può accontentarsi di una eiaculazione piacevole, della liberazione di una tensione, della sensazione di avere eliminato qualcosa che deve uscire dal corpo.
Quando l’attività sessuale con la propria partner diventa un’abitudine, l’uomo può riuscire ad accontentarsi di un surrogato piacevole; la donna mai (credo). Se è buona di carattere e lui credulone: finge.
Nel film una coppia ha un rapporto affettivo e emotivo soddisfacente da più di vent’anni. Sono buoni amici, si vogliono bene, hanno formato una famiglia, stanno bene insieme, sono simpatici e goffi.
Lei rivela: negli ultimi vent’anni non ho mai provato l’orgasmo (nella versione italiana dice esattamente: «Non sono mai venuta»).
È dura per l’uomo, anche se è il personaggio di una commedia leggera francese e, tutto sommato, la prende abbastanza bene.
La trama fa riferimento, ma non ci crediamo, alla storia della coppia che ha inventato il più diffuso giocattolo sessuale per le donne.
Non ci crediamo perché i film si fanno così: si prende un’idea, si dà incarico agli sceneggiatori professionisti di costruire una trama cercando di coinvolgere qualcuno che paghi.
Se pagano i produttori di un oggetto, del quale si incrementano le vendite, va benissimo. Difficile trovare qualcuno disposto a rischiare soldi nel cinema, a meno che sia un network multinazionale.
Accontentiamoci! A me piace che il film metta l’accento su un problema diffuso, di cui si parla poco, nonostante … (ho preavvisato che questo avverbio sarebbe tornato molte volte).
Nel libro “Lettere dalla Terra” di Mark Twain l’arcangelo, inviato dal Padreterno sul pianeta per sapere che ne è stato delle creature create tanto tempo fa, scrive che una delle cose più strane è che gli uomini, ai quali è stata data, dopo il peccato originale, una frazione dell’estasi di cui godono gli angeli (non ho più il libro: vado a memoria), hanno incapsulato il piacere sublime in regole rigide che impediscono di goderne liberamente e l’hanno eliminato dalla visione del Paradiso. L’arcangelo scrive, più o meno: figuratevi che gli uomini immaginano che noi, in Paradiso, passiamo il tempo impegnati in cori noiosi e rinunciamo all’estasi, che conoscono e per loro dura pochissimo. Si privano anche di quel poco.
Dietro a questo racconto c’è una verità: ci siamo impegnati a regolamentare, ridurre e possibilmente eliminare l’orgasmo, il piacere più completo di cui possiamo godere.
Conseguenza? Tanta infelicità.
Pur occupandosi di un tema importante e per certi versi drammatico, il film sceglie i toni leggeri della commedia francese ed è interpretato da due attori specializzati nel genere: Alexandra Lamy e François Cluzet (dopo “Quasi amici”, “Intouchables”, di Olivier Nakache e Éric Toledano non parlerò mai male di questo attore, qualunque cosa faccia). La regista interpreta la sessuologa ossessiva e ignorante.
Naturalmente non è un arido documentario, sebbene alcuni dati e statistiche siano fornite tra una gag e l’altra.
È un film comico, paradossale, pieno di scene assurde e divertenti. È girato in un posto meraviglioso (credo in Normandia) e questo è un altro motivo per vederlo.
Si occupa di un problema molto diffuso e importante di cui non si parla mai con la necessaria franchezza. Questo è il merito.
Però tutto viene ridotto a scenette comiche, anche la spiegazione del dottore stralunato su “quel bottoncino” che non si vede nel modello anatomico, forse per evitare censure (il divieto ai minori).
Eppure è tutto là, o soprattutto là, dal punto di vista femminile.
La scoperta del marito ingegnere è la stimolazione adeguata della clitoride tramite tubicini che convogliano l’aria; nei primi tentativi sperimentali di giocattoli sessuali i tubicini aspiravano, provocando una sensazione dolorosa anche in noi spettatori maschi che tendiamo a identificarci con i personaggi dei film indipendentemente dal sesso.
Una ventosa applicata sulla clitoride è una tortura, fino a che il marito fa un semplice ragionamento: l’aria deve spingere, non tirare. Ci voleva tanto?
Non erano necessarie eccezionali capacità ingegneristiche e conoscenze di anatomia, soprattutto non erano necessari tubicini e pile: bastavano le dita sensibili e delicate, la punta della lingua.
Dopo vent’anni il marito scopre la clitoride che aveva vicino tramite i libri: gag divertente in libreria con un personaggio, la commessa, che molti di noi vorrebbero incontrare, se esistesse nella realtà. Purtroppo non esiste; le commesse delle librerie sono, nel caso migliore, gentili e disponibili ad aiutarci nelle ricerche bibliografiche, niente di più; non vanno a passeggio con un marito anziano sconosciuto che ha bisogno di un ripasso.
La famosa sessuologa non dice al marito che ha a disposizione la sensibilità delle dita, la duttilità della lingua, non solo il consueto “strumento” da misurare (altra gag) e qualche oggettino di un materiale che sarà sempre troppo ruvido se paragonato alla pelle ricoperta da meravigliosi terminali nervosi, fino a quando i giovani incoscienti non decideranno di tatuarsi persino le mani e la punta delle dita, dopo avere infilato chiodi pericolosi nella lingua.
Cara adolescente informata e disinibita, come farà il tuo ragazzo a usare adeguatamente la lingua nella tua bocca o sulla clitoride se ci avrà infilato dentro un anello di un materiale che non si può paragonare al tessuto sano? Conosco la risposta: sono domande da adulto o da vecchio in calo di ormoni. Abbiate pazienza, cari adolescenti. Anche voi diventerete adulti e vecchi, prima di quando vi sembra possibile.
In generale, tornando al confronto tra il film e la realtà, il desiderio di dare e ricevere piacere è insostituibile, vale di più di un oggetto meccanico buono per la masturbazione, anch’essa necessaria in certe condizioni (mancanza del partner o assenza della necessaria confidenza con il partner).
Un congegno meccanico, anche se ben costruito, può sostituire solo per un po’ un altro essere umano.
L’anorgasmia femminile, soprattutto se si verifica in una coppia affiatata, richiede una presa di coscienza da parte di entrambi e un supporto psicologico più serio di quello mostrato sullo schermo. Paradossalmente, il problema è di più facile diagnosi e soluzione se i due stanno insieme per un motivo diverso dalla passione reciproca. Se non vi sopportate fisicamente: separatevi!

Quando ci metteranno a disposizione robot mossi dall’intelligenza artificiale, il rapporto sessuale diventerà un esercizio ginnico, la specie umana si chiuderà da sola in una prigione e non resterà altro da fare che attendere l’estinzione.

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