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Giovanni Guarino

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Illusione (Francesca Archibugi)

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Giovanni Guarino13 Maggio 202616 Maggio 2026No Comment

13 maggio 2026 h 17.00
Cinema LUX Pistoia – corso Antonio Gramsci, 3

“Illusione”, regia di Francesca Archibugi.
Il personaggio interpretato da Michele Riondino è uno psicologo. Dove si è laureato? Ha ottenuto la laurea con la raccolta dei punti al supermercato?
Non c’è altra spiegazione.
Uno psicologo che sta svolgendo il proprio lavoro con una quindicenne torturata e quasi uccisa non si fa abbracciare ripetutamente dalla ragazza, non va in giro insieme a lei, stabilisce una distanza professionale da un soggetto debole e bisognoso di affetto.
Se le concede certe “confidenze” è un mentecatto, dovrebbe essere destituito dal compito che erroneamente gli è stato assegnato.
Nel film non viene sospeso in attesa dell’esito delle indagini del poliziotto e del magistrato. Continua il suo lavoro e, sponsorizzato dalla madre, un personaggio comico involontario, scrive un libro che ha grande successo di vendite.
Evidentemente nel mondo di Francesca Archibugi, di Francesco Piccolo e di Laura Paolucci, sceneggiatori del film, i problemi drammatici della vita reale si risolvono scrivendo un libro.
Appaiono sui giornali le foto con il cosiddetto psicologo abbracciato alla ragazzina. Scrive un libro e lo scandalo svanisce, non se ne parla più.
Alla fine la suora, che la sa lunga, vedendolo arrivare con un regalino per il compleanno della ragazza, dichiara: «Ti sei innamorato».
Il personaggio interpretato da Michele Riondino, padre di tre figli, non reagisce dicendo: «Mi prendi per un imbecille incapace di controllare le pulsioni? Io ti denuncio».
Il cosiddetto psicologo non risponde in questo modo ma annuisce come un ragazzino colto in fallo.
D’altra parte quest’uomo, padre di tre figli insopportabili, di cui due gemelli, marito di una psicologa con la quale non fa l’amore da molti mesi, forse da anni, è attratto sessualmente anche dal magistrato, interpretato da Jasmine Trinca, che conduce le indagini sul caso della quindicenne moldava trovata più morta che viva in un fosso a Perugia.
È attratto e ricambiato, tanto è vero che tra i due si svolge una scena focosa sul pavimento: episodio privo di seguito.
Alla fine lo psicologo si separa dalla psicologa, il magistrato riesce a trovare i colpevoli, la ragazza viene seguita da una psichiatra vera che la fa diventare seria e collaborativa; il caso si risolve felicemente.
Realtà: zero.
Secondo la regista e gli sceneggiatori i delinquenti non violentano la ragazza perché sono convinti che violentare una vergine porti male. Se la giocano a carte e quello a cui tocca si produce un taglio con un coltello per sporcarsi la maglia di sangue e fingere con i suoi amici di averla violentata.
Questo ci raccontano la regista e gli sceneggiatori.
Il rapporto del cosiddetto psicologo con la povera ragazza è rappresentato come un dramma d’amore vissuto dall’uomo adulto.
In fondo, tolte le parti turpi, il film racconta una storia romantica di innamoramenti in una città famosa per i cioccolatini accompagnati da frasi zuccherose.
Frasi tipo baci Perugina, alternate con  flashback che ci portano in posti miserabili. Non mi riferisco alle galline e ai maiali di Bucarest (possibile che questa città sia messa così male?) ma agli squallidi grandi alberghi di Bruxelles, alle piscine, ai locali notturni dove le guardie del corpo proteggono i corpi schifosi di potenti o impotenti depravati. Alternanza di cioccolatini e squallore.
Si parte da un fatto reale (una minorenne moldava fu trovata gravemente ferita, quasi morta, in un fosso alla periferia di Perugia), ma qualunque vicenda si può romanzare e, conseguentemente, ridurre a una storia inconsistente. È ciò che accade in questo film.
C’è uno spreco di bravi attori utilizzati per rappresentare personaggi assurdi che hanno tutti un comportamento sopra le righe.
Si potrebbe fare l’elenco: non ne vale la pena.
Il film affronta un problema reale spinosissimo: la tratta delle ragazze provenienti dai paesi dell’est, organizzata da bande di delinquenti foraggiate da personaggi del mondo della politica, dello spettacolo, dell’alta società.

La foto che accompagna il commento è stata scattata in una sala del cinema Lux di Pistoia il 13 maggio 2026, cinque minuti prima dell’inizio del film. Alle 17.00 il film è iniziato e, oltre a chi ha fatto la foto, si sono aggiunti due spettatori. Dunque per quello spettacolo sono stati staccati tre biglietti. Spero sia un caso e non voglio entrare nel discorso degli incassi.
Anche film di qualità sono visti da pochi spettatori; non è questo il punto.
Se avessi fatto parte della commissione ministeriale che distribuisce sostegni economici ai film (ipotesi fantascientifica), avrei votato contro il contributo a “Illusione” di Francesca Archibugi, non a causa della scarsa distribuzione (si aiutano film di qualità anche per aumentarne la visibilità), ma perché ritengo che sia al di sotto del livello artistico minimo necessario per giustificare un contributo di tutti alla sua realizzazione e diffusione.
Avere escluso il film sulla vicenda di Giulio Regeni è assurdo, non perché racconta una storia che ci dà un senso di lutto permanente, ma perché “Tutto il male del mondo” (regia di Simone Manetti) è un film verità di grande qualità; se c’è la qualità non terrei conto del numero dei biglietti venduti (anche se, nel caso specifico, quando l’ho visto gli spettatori c’erano).
Il problema, difficilissimo da risolvere, è: chi si chiama a decidere?
Fino a che gli incarichi saranno dati con il criterio delle amicizie partitiche non troveremo una soluzione ragionevole.
La vicenda, in altro campo, della direttrice d’orchestra al Teatro La Fenice illustra bene il punto. Io mi fido degli orchestrali, che impegnano la propria vita in quel lavoro.
Analogamente, della famosa commissione ministeriale dovrebbero far parte grandi registi, attori, tecnici della fotografia, della sceneggiatura, della scenografia.

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