(10 luglio 2019 h 17.30)
Cinema Teatro La Compagnia Firenze – via Cavour, 50r

Nel cinema non s’inventa niente, per cui non è strano e non è una critica ritrovare in questo film le cavalcate, i sentieri selvaggi, le sfide “all’O.K. Corral” (western americano classico), i primi piani dei volti sudati (western all’italiana), i sognatori e gli spietati (Sergio Leone), il vomito, l’amputazione del braccio (Quentin Tarantino; è relativamente giovane, ma non ci ha messo niente a diventare un classico), fino, in conclusione, alla mamma rude, affettuosa, minacciosa e divertente di Trinità.

Di specifico, mi sembra unico, c’è la dolcezza del personaggio interpretato da John C. Reilly (Eli Sisters), che non perdona con la pistola, prende a pugni un cadavere nella bara per essere certo che l’uomo sia veramente morto, ma non dimentica la maestrina che gli ha donato per ricordo uno scialle con una goccia di profumo, uno scialle rosso che avvolge con cura e mette sotto la testa, dopo averlo annusato profondamente, prima di addormentarsi sulla nuda terra, dove può capitare, dormendo con la bocca aperta, di ingoiare uno scarafaggio, risvegliarsi con il volto gonfio e vomitare (in questo film si vomita molto) grumi di sangue.

Mi incuriosiva cercare l’espressione di Ollio sul volto di Eli Sisters: John C. Reilly è indubbiamente un grande attore.

Se, fra Commodore e Mayfield, nel selvaggio West si viveva in quel modo, non meraviglia che uno dei killer, mi sembra si chiamasse Rex, inviato a uccidere i fratelli Sisters, quando è a terra e sa che Eli sta per ammazzarlo, reagisca con un bel sorriso: finalmente un po’ di riposo!