
20 settembre 2023 h 17.00
Cinema Odeon Pisa – piazza San Paolo all’Orto
La malattia (“Tu sì ‘na malatia/ Ca mə passa si tu stai cu me“)
// Amore tossico // Bugonia // Nonostante // L’invenzione della neve (malattia mentale) // The father (Alzheimer) // Zona arancione (pandemia) // Zona rossa (pandemia) // Ci risiamo! (pandemia) // Dopo la liberazione provvisoria (pandemia) // L’illogica allegria (pandemia) // La mascherina (pandemia) // Tutto il mio folle amore (autismo) // La linea verticale (cancro) // Arrivederci professore // Dolor y gloria // Domani è un altro giorno // Don’t worry // Quanto basta (autismo) // The party //
“L’invenzione della neve”, regia di Vittorio Moroni.
Il cinema, come la letteratura, annusa nell’aria i temi che occuperanno i pensieri. Racconta ciò che è accaduto, i nostri sogni, ma anche ciò che sta per accadere in un futuro prossimo o lontano.
In questo scorcio di novembre 2025 i pensieri di molti di noi sono affollati da due orrendi delitti avvenuti a una settimana di distanza in posti diversi. In entrambi i casi è stato ucciso un bambino dalla madre.
“L’invenzione della neve” è uscito nelle sale nel 2023; ora si può scaricare dalle piattaforme.
Grande regista, grandi interpreti; per un’ora e mezzo viviamo dall’interno (quasi) il problema che in questi giorni ci angoscia: come si fa a tenere sotto controllo la salute mentale di una madre?
Che cosa facciamo, che cosa può fare un giudice se la mamma di una bambina ha grossi problemi psichici? La mettiamo sotto controllo – d’accordo – regoliamo gli incontri che la donna può avere con la bambina; se è necessario li interrompiamo.
Come farà il giudice a decidere quando allentare le restrizioni?
Ricorrerà a un esperto, a uno psicologo.
La psicologia è una scienza particolare, o forse non è una scienza; in molti casi lo psicopatico che ha dato fuori di testa era seguito regolarmente: lo scatto è avvenuto all’improvviso, senza preparazione o con una preparazione interiore, mascherata. Se l’avesse previsto, il povero psicologo sarebbe stato un indovino.
Il film inizia con un’animazione: immagini oscillanti tra il sogno e l’incubo, accompagnate dalle voci di Carmen e Massimo, i due protagonisti che raccontano alla bambina Giada una favola con pesci cattivi in fondo al mare, leoni, tigri e altri animali feroci nella giungla. Il mondo è pericoloso, è pieno di orchi che vogliono farci del male; i genitori di Giada, due anni, la proteggono.
I tre vivevano nella villa al mare della madre di Massimo.
Cambio di scena: sono passati tre anni, siamo in macchina con Carmen.
La macchina è piena di palloncini colorati in forma degli animali della giungla; la donna si sta recando nella villa.
Canta felice, i palloncini si muovono come fossero animali veri, lei parla con la bambina.
Racconta, ride, parla da sola: Giada non è in macchina; è stata affidata alla famiglia di Massimo per decisione del giudice. Carmen non può incontrarla, nonostante sia il compleanno della bambina. Il giudice ha deciso: un compleanno con uno, un compleanno con l’altra.
Carmen raggiunge la villa, scarica la macchina dei palloncini e dei regali, sorride al pensiero della sorpresa che avrà la bambina nel vederla e nel vedere i palloncini colorati in forma di animali.
Tira fuori la chiave da un buco nascosto nel muro, entra nella villa in cui ha vissuto per alcuni anni.
Apre le finestre che danno sul giardino, le finestre che danno sul mare. Fa entrare la luce e prepara l’ambiente per la festa. Dispone i palloncini e i regalini, come se il giudice non avesse stabilito in quali giorni può vedere la figlia o deve tenersi lontana da lei.
Arriva Massimo. È solo. È venuto in avanscoperta, forse temendo una sorpresa.
La sorpresa non è gradita.
Lei cerca di parlargli, di intenerirlo; gli ricorda la felicità del tempo trascorso nella villa. Massimo dice: «Eravamo completamente strafatti».
La paternità lo ha cambiato; gli ha fatto maturare il desiderio di diventare adulto, di assumersi la responsabilità, di dare una svolta alla propria vita. L’affetto per la bambina e l’aiuto della sua famiglia gli hanno consentito di trovare la spinta necessaria al cambiamento.
Carmen non lo ha seguito su questa strada, non ha trovato la stessa motivazione, la stessa forza, e, gradualmente, ha perso tutto: il legame con Massimo e la figlia. È rimasta sola.
È intervenuto il tribunale che ha affidato la bambina alla famiglia del padre e ha stabilito in quali occasioni la mamma può vedere la figlia.
Carmen sapeva che avrebbero portato la bambina nella villa al mare per festeggiare il compleanno. Sa che non le tocca incontrare Giada, ma è sicura che, con la tenerezza, riuscirà a convincere Massimo, a fargli accettare la sua presenza.
Il giudice ha stabilito: un compleanno con uno, un compleanno con l’altra. Quando, l’anno prima, hanno provato a trascorrere la festa insieme hanno finito col litigare davanti alla bambina, che ha pianto per tre giorni. Carmen non dovrebbe essere lì.
I disegni che aveva fatto sulle pareti per accompagnare le sue favole sono stati cancellati passandoci sopra una mano di vernice.
Carmen: «Perché li hai cancellati?».
Massimo: «Ogni volta che li vedeva Giada piangeva. Ci faceva stare male».
Carmen: «Ti faceva stare male a te». «Io non voglio cancellare nulla, neanche le cose brutte».
Arriva la macchina con la bambina. Massimo corre ad avvertire che Giada non deve uscire dalla macchina: andranno in un altro posto. Carmen vede la bambina da lontano. Non ha il coraggio di avvicinarsi. È sola.
Passa qualche giorno.
Il negozio di animali della madre di Massimo.
Carmen entra nel negozio come fosse una cliente. La commessa è la ragazza con cui Massimo si è messo dopo che il loro rapporto si è interrotto, è la ragazza che la sta sostituendo nel legame con Massimo e nel legame con la bambina. Vede i disegni che Giada ha lasciato nel retrobottega del negozio.
Carmen terrorizza la ragazza, porta via un coniglio, butta un po’ di roba per terra, fa confusione e va via.
Esperienze precedenti hanno consigliato all’assistente sociale di suggerire e al giudice di imporre regole rigorose, di ridurre la frequenza degli incontri di Carmen con la bambina, di condizionarli al mantenimento di un lavoro.
In passato si è dato un episodio che avrebbe dovuto convincere il giudice a essere ancora più severo. In un’occasione la donna ha ricevuto un cliente raccattato in un sito di incontri mentre la bambina era sul terrazzino del suo appartamento.
Carmen non riesce a mantenere un lavoro: forse il datore di lavoro vuole sfruttarla, forse è una sua immaginazione; non accetta la pesantezza del vivere, la fatica, gli orari, le regole; quando ha bisogno di soldi va sul sito a cercare incontri, a offrirsi. Vive tra realtà e sogno, cerca di manipolare gli altri, a furia di insistere, di mostrare tenerezza, di fare regalini.
Non cede mai alla logica e al senso del dovere nella scelta dei comportamenti: vengono sempre per primi i suoi desideri, i suoi “diritti di madre”. «Ho il diritto di festeggiare con mia figlia il suo compleanno».
È riuscita in parte a manipolare la povera assistente sociale, che le vuole bene, conosce la sua storia, non vuole ferirla. L’assistente sociale accetta un regalino per non offenderla; poi, nel corso della conversazione, le consente una intrusione nella sua vita privata («Ti ho visto con tua figlia, la bambina che hai adottato, eravate alle giostre, ti domanda mai della sua vera madre?»). Evidentemente proietta se stessa nella situazione della bambina adottata dalla povera assistente sociale: lei è una “vera” madre che sarà dimenticata.
La povera assistente sociale dovrebbe bloccare queste oscillazioni tra tenerezza e aggressività, tra un atteggiamento falsamente remissivo e le minacce velate. Non sa come fare. Non trova aiuto nella sua scienza: forse la psicologia non è una scienza.
Una volta i preti davano consigli alle casalinghe e le inducevano ad accettare ogni girata di testa dei mariti egoisti. «Va con altre donne»; «Salva la famiglia»; «Mi picchia»; «Salva la famiglia»; «Picchia anche i figli»; «Salva la famiglia, cedi, accoglilo».
Tra preti, matrimonio indissolubile e dipendenza economica, se una donna aveva sposato un orco non c’era modo di rimediare.
I preti erano efficaci perché le povere donne li stavano a sentire, riconoscevano il loro ruolo di voce della Chiesa e tramite con Dio.
La povera assistente sociale è anche lei in balia di Carmen, della sua capacità di approfittare dei punti deboli di chi cerca di opporsi alla sua deriva psicotica.
Si intuisce la pena che la povera assistente sociale avverte nei confronti di una giovane che ha vissuto un’infanzia tristissima in una famiglia da cui è stata sottratta per essere “salvata” trasferendola in una casa famiglia. Sta vivendo di nuovo la situazione vissuta nell’infanzia, la sottrazione della vicinanza, dell’affetto di una persona cara.
La povera assistente sociale – dopo un confronto tempestoso tra i due in cui Massimo racconta la spedizione di Carmen nel negozio di animali della madre, il terrore della commessa, la sottrazione del coniglio – dichiara che chiederà al giudice di imporre la sua presenza negli incontri di Carmen con la figlia (incontri protetti).
Carmen è disperata, ha perso il lavoro, non potrà pagare l’affitto, è certa che il giudice le toglierà la bambina per sempre.
L’unica persona che non si fa ricattare con l’affetto, oltre al giudice, che vive in un’altra dimensione, è la sorella di Carmen.
Viene dalla stessa situazione e ha trovato la forza di uscirne. Con la tenerezza, i regali, i ricordi, Carmen cerca di convincerla ad aiutarla a nascondere la bambina. La sorella, addolorata, rifiuta.
In questo momento sappiamo che Carmen ha deciso di rapire Giada.
Nella scena successiva vediamo Massimo in macchina insieme all’assistente sociale e a sua madre, odiatissima da Carmen.
La bambina è scomparsa.
Raggiungono la villa; la chiave non è nel solito posto, non si può entrare.
Carmen risponde dall’interno: «Giada sta dormendo»; «Fammi sentire la voce di mia figlia!»; «Se io non posso vedere Giada, nessuno potrà vederla».
Della bambina non si sente la voce.
La povera assistente sociale e la mamma di Massimo vorrebbero chiamare il 118; Massimo glielo impedisce, strappa il telefonino dalle mani della povera assistente sociale, ordina alla sua mamma di allontanarsi.
Massimo teme che l’arrivo di estranei possa far precipitare la situazione.
Si fida di Carmen e della sua promessa: «Se le mandi via e rimani da solo ti faccio entrare».
Massimo le ha mandate via.
«Sono solo. Ti puoi fidare di me. Fammi entrare».
Riesce a entrare. Finale aperto con la neve che fiocca. Titoli di coda.
