10 febbraio 2018 h 19.30
UCI Cinemas Firenze – via del Cavallaccio, 1

Umorismo (fa bene ridere)
// La Primavera della mia vita // Il discorso perfetto // Una famiglia mostruosa // Mandibules // Odio l’estate // Jojo Rabbit // Tolo Tolo // Il colpo del cane // Stan & Ollie // Moschettieri del re // Il Grinch // Achille Tarallo // L’incredibile viaggio del fachiro // Favola // Una festa esagerata // Metti la nonna nel freezer // Come un gatto in tangenziale // The Disaster Artist // C’est la vie: prendila come viene //

Un film divertente.
La gente in sala ogni tanto scoppiava a ridere fragorosamente.
È bello ridere insieme! Soprattutto è bello scambiarsi una risata tra persone che non si conoscono. Anche tra amici, ma tra sconosciuti è più bello.
Le risate sono contagiose: mentre si ride si guardano i vicini di poltrona. I vicini di poltrona ricambiano lo sguardo e ridono di più.
Ci guardiamo negli occhi con simpatia, ci vogliamo bene, anche se non ci conosciamo.

Ridere insieme è un’oasi nella diffusa scontrosità dei rapporti tra estranei: basti pensare all’odio che ci scambiamo dai finestrini, tra gli automobilisti agli incroci, o agli sguardi fissi sugli scaffali, al supermercato.

C’est la viePrendila come viene, titolo originale: Le Sens de la fête.
È un film leggero, elegante, e conferma che ci può essere eleganza anche se ogni tanto si dicono parolacce, ma inserite nel contesto, non gratuite, coerenti con il modo di esprimersi di un personaggio.
Adèle, interpretata dalla bravissima Eye Haïdara, è una giovane nervosa, ha scatti improvvisi, fuori controllo. Ogni tanto fa partire il corrispondente francese del “vaffa”, o peggio, ma la sua reazione non dà fastidio, è in carattere con il personaggio e quando, un momento dopo avere promesso di contenersi, perde le staffe e dice un’altra parolaccia, fa ridere.

La volgarità non dipende dalle espressioni colorite o da ciò che accade sullo schermo; si potrebbe dire che non ci sono espressioni volgari, ci sono persone volgari, ci sono attori, registi, sceneggiatori volgari.

Mi viene in mente Amici miei (1975) di Mario Monicelli. Quello è far ridere con eleganza! – anche quando si parla di sesso o di bisogni corporali.
Il conte Mascetti descrive il suo rapporto con la giovane bisessuale, racconta agli amici la scena che ha visto entrando nella stanza d’albergo dove la ragazza giaceva a letto con un’altra; racconto piccante, non volgare.
Il ricovero in ospedale del gruppo, la canzoncina rivolta alla suora («la pisciatella longa longa … vuol la padella … dalla sorella»). Si entra ed esce dagli argomenti scabrosi senza calcare la mano, con leggerezza.
Tutto perfettamente in carattere con i personaggi: nessuna forzatura.

Mi vengono in mente i film di Totò, che non disdegnava la battuta a doppio senso, ma sempre puntando sull’intelligenza dello spettatore e sempre inserita nel contesto del film, non aggiunta per compensare la mancanza di idee.

Oltre a divertirci possiamo scovare in C’est la vie la satira del matrimonio borghese (la sposa remissiva, ignara di sposare un perfetto imbecille).
Altro che la cerimonia nuziale nel film di Ligabue!
In Made in Italy la satira viene telefonata: «Pronto, sono Ligabue, ora vi faccio vedere come la liturgia del matrimonio – i testimoni, gli invitati, la festa – si possa tranquillamente ridicolizzare; non dovete riflettere, neanche divertirvi, facciamo tutto noi.»
Fanno tutto loro, ma solo loro – i personaggi, gli attori, forse il regista – apparentemente si divertono. Noi ci annoiamo.

Altra musica in C’est la vie. Prima si ride, poi, eventualmente, si riflette, chi ne ha voglia, ognuno per conto suo. Nessun obbligo, nessuna intenzione pedagogica dei registi.
Personaggi azzeccati, attori eccellenti; Benjamin Lavernhe (lo sposo), Gilles Lellouche (il cantante) sono famosi; altri attori meno noti o sconosciuti, altrettanto bravi.
Vale la pena elencare tutti, o quasi, i personaggi, perché anche solo ripetendo il loro carattere viene da ridere al ricordo.

Max, l’organizzatore sfortunato, burbero ma buono, di feste matrimoniali.

Guy, il fotografo: odia quelli che scattano foto con lo smarthphone, cerca di abbuffarsi di dolci e tartine e trova un’inaspettata occasione di incontro affettuoso grazie alla competenza del giovane stagista riguardo alle tecniche della geolocalizzazione.
Anche il giovane stagista merita una segnalazione, per la sua aria di bravo studente finto ingenuo, desideroso di imparare ma capace di rendersi conto immediatamente delle contraddizioni degli adulti con cui ha a che fare, contraddizioni che sottolinea con lo sguardo ironico.

James, il cantante animatore (ama particolarmente Se bastasse una canzone di Ramazzotti), un grande Gilles Lellouche: litiga in continuazione con Adèle fino a quando scoprono un’affinità sentimentale che li porta, in un momento di trasporto affettivo, a far letteralmente volare via lo sposo.

Di Adèle, la vice di Max, si è detto (Eye Haïdara, teniamo a mente il suo nome complicato e il suo volto espressivo).

Il cognato di Max, ex insegnante di lettere, gira con i pantaloni-pigiama, fa il cameriere, non dimentica il suo antico lavoro e corregge gli errori grammaticali di tutti: la sua riflessione finale sul doppiaggio come impoverimento della lingua coglie nel segno.

Sami, amico di Adèle, ignorante assoluto, ingaggiato come cameriere provvisorio; non sa nulla di cucina e combina solo guai: stacca la spina del frigorifero per attaccare il rasoio elettrico, mettendo a tappeto i suonatori e rischiando di avvelenare gli invitati.

Lo sposo, preso in giro da tutti, in tutti i modi.

I camerieri: quello dei “pretesti”; quello che si fa avanti per protestare ma non riesce mai a dire niente; quello che ripete le cose che tutti sanno. I tamul osservano con condiscendenza questo strano mondo cercando di trarne vantaggio.
E tanti altri: attori bravi, personaggi che lasciano il segno anche se appaiono in una singola scena, ma, soprattutto, fanno ridere.

Viene voglia di vedere questo film in versione originale: speriamo ci sia l’occasione in sala.

Fa piacere pensare che i due registi abbiano immaginato nel 2015 di realizzare un film leggero, come reazione alla pesantezza del clima causato dagli attentati che insanguinarono la Francia, compiuti da fanatici terroristi musulmani.
Un po’ come dire: non ci toglierete l’allegria; voi, con il vostro fanatismo religioso, vivete in un cimitero in attesa della morte (o del numero imprecisato di vergini che la vostra impotenza vi fa immaginare di incontrare dopo morti), noi, nel frattempo, con tutti i nostri casini, ci divertiamo: sesso, cibo buono senza tabù alimentari, comicità e poesia.