(18 settembre 2019 h 18.00)
Cinema Teatro Odeon Firenze – piazza degli Strozzi

Quentin Tarantino ha deciso di farci sognare.

Non è il primo; si può dire che tutti i registi ci raccontano favole, ma lui lo fa in un modo particolare: immagina e ci fa immaginare un andamento diverso di fatti storici o di cronaca nera.

In Bastardi senza gloria immaginava, e ci faceva sognare, che una ragazza ebrea potesse arrostire le belve naziste, compreso il capo branco (Hitler), in un unico falò, in un cinema di Parigi occupata, anticipando la fine della guerra.
Purtroppo non è andata così, però per un momento ci siamo liberati dell’oppressione della realtà e abbiamo sognato che i veri bastardi senza gloria, i capi nazisti, fossero bruciati vivi quando erano nel pieno del potere, in un cinema di Parigi.

In Once upon a time in Hollywood un altro sogno, su una storia di cronaca nera che ci sconvolse tutti.
Nel film le belve di Charles Manson sono bloccate, uccise, da uno stuntman, dal suo cane (non credevo che un pittbul potesse risultarmi così simpatico) e da un attore sul viale del tramonto che, ricordando il suo personaggio di maggiore successo, usa in modo utile un lanciafiamme.
Anche questa volta bisogna dire che purtroppo non è andata così: le belve di Manson, nell’estate del 1969, non trovarono sulla propria strada uno stuntman, un pittbul e il lanciafiamme di un attore in declino.

In questo film Quentin Tarantino ha costruito il sogno all’interno di una ricostruzione dettagliata di un mondo fantastico che è stato reale: la grande industria cinematografica statunitense e, in parte, italiana di quegli anni.

Un film assolutamente godibile, pieno di riferimenti e di cammei che mandano in sollucchero i cinefili.

La scena più divertente? Lo stuntman dà un lezione di lotta vera, non cinematografica, a Bruce Lee.