27 gennaio 2024 h 16.00
Cinema Adriano Firenze – via Giandomenico Romagnosi, 46

Altri film del regista: // La Favorita [The Favourite] // Il Sacrificio del Cervo Sacro [The Killing of a Sacred Deer] //

Fantascienza e/o distopia
// Another End // Povere creature! [Poor things] // Amore postatomico // M3GAN // Everything Everywhere All At Once // Siccità // Nope // Penguin Highway // Lightyear: la vera storia di Buzz // E noi come stronzi rimanemmo a guardare // Dune // La terra dei figli // Tenet // Il dottor Stranamore // AD ASTRA // Brightburn // Jurassic World Il Regno distrutto // 2001: Odissea nello spazio // Tito e gli alieni // L’isola dei cani // La forma dell’acqua //

Tra realtà e finzione, l’arte dell’illusione
// Povere creature! [Poor things] // Asteroid City // Gli ultimi giorni dell’umanità // Babylon // Everything Everywhere All At Once // Finale a sorpresa // La fiera delle illusioni // Otto e mezzo // The French Dispatch of the Liberty, Kansas Evening Sun // C’era una volta a Hollywood // Notti magiche //

Poor things, come dicono gli inglesi; povere cose, nel senso di: poverini! Povere creature, create da un poveruomo!
Fanno pena (fanno anche ridere) i mostri mezzo pollo e mezzo maiale, i cani con il collo e la testa di oca, realizzati da un grande chirurgo, il dottor Godwin Baxter, che ha la faccia deforme, tagliuzzata dal padre, anch’egli grande chirurgo, in nome della scienza.
Il poveraccio emette bolle digestive quando mangia: non ha più le ghiandole gastriche, eliminate dal padre per verificare se sono necessarie per la digestione. Risultato dell’esperimento: sono necessarie.
Il disgraziato ha i pollici deformati, sempre dal padre grande chirurgo, per verificare se le dita possono avere un altro verso.
Il caro genitore lo ha reso eunuco, naturalmente in nome della scienza.
La colpa del dottor Baxter è la sua obbedienza, la sua sottomissione al patriarcato: non si è ribellato, non ha simbolicamente ucciso il padre, ha accettato la sua eredità malata. Grave colpa!

Sono malati, vittime e artefici della propria malattia, gli uomini che detengono il potere nella società vittoriana (non solo), attenta alla buona educazione e alla rigorosa separazione delle classi sociali. Se non hai i mezzi puoi ambire a fare l’assistente schiavo del grande professore di anatomia (Max è meno autonomo di Igor, o Aigor, nel film di Mel Brooks).
Al servizio del chirurgo c’è una donna, la governante identica a quella che in Frankenstein Junior faceva nitrire i cavalli per lo spavento – bastava nominarla e i cavalli s’imbizzarrivano. Sottomessa, come la tenutaria del bordello parigino acquiescente ai desideri e ai vizi infantili dei maschi. Decisamente, l’obbedienza è uno dei temi portanti di questo film: l’unica a ribellarsi a tutti gli uomini che incontra è Bella, fino al contrappasso conclusivo.
I maschi sono tiranni o assistenti di tiranni. Le femmine sono vittime o kapò.
Ci sono eccezioni, sia per gli uni che per le altre. La prostituta africana è impegnata nel movimento socialista, la nobildonna intellettuale sulla sedia a rotelle ha libertà di pensiero e di azione, garantita dal denaro; è accompagnata dal giovane filosofo cinico che conosce per esperienza diretta l’ingiustizia della società creata dagli uomini (è un nero) ma non crede alla possibilità di opporsi, di combattere per eliminarla. Gli sfugge il potenziale rivoluzionario della creatura che ha di fronte.
Gli scienziati pazzi impazziscono con la scienza, che confondono con la tecnica.
Mettono insieme pezzi di cadavere per costruire un uomo vivo (dottor Frankenstein): sembra chissacché, in realtà è l’idea banale del puzzle («Si … può … fare!»).
Oppure inventano un procedimento chimico per separare il bene dal male (dottor Jekyll e Mr Hyde): separano gli atomi, si illudono di creare.
Continuando di questo passo a separare gli elementi e rimetterli insieme in un altro modo siamo arrivati al razzismo, agli esperimenti di Mengele (dottor morte) e degli altri pazzi nei lager nazisti: la tecnica al servizio di pulsioni distruttive incontrollate.

Il povero dottor Baxter si accontenta di mettere un vivo dentro a un morto. Tecnicamente non ha creato nulla, come nulla creano i chirurghi che trapiantano un organo da un morto a un vivo. L’esperimento del dottor Baxter si potrebbe definire trapianto esteso o invertito.
Ha trasferito il cervello vivo del feto estratto con un taglio cesareo dalla pancia di una donna morta per annegamento nella scatola cranica della donna; ha sostituito il cervello morto della donna con il cervello vivo del feto. Il corpo ha ripreso vita. Ma a chi appartiene? Che cosa siamo noi se non il cervello che dirige pensieri, azioni, ricordi?
Il dottor Baxter, come tutti gli scienziati pazzi, ama scombinare il puzzle e rimettere insieme i pezzi in un altro modo: prima o poi costruirà un essere umano che ha gli organi sessuali sulla testa e gli occhi sulla punta dei piedi.
Non sarà creazione: sarà il gioco di un uomo di potere che utilizza la tecnica chirurgica per le sue aberrazioni mentali.

Altri uomini, che occupano ruoli chiave nella ricca borghesia (bottegai, impiegati, professionisti) sfogano sulle donne nei bordelli le loro perversioni infantili che chiamano sesso; le costringono, con la complicità della kapò, a subire per denaro il loro puzzo e il loro sciocco dimenarsi.
Non hanno idea di ciò che il sesso può dare all’uomo e alla donna se partecipano liberamente al gioco.
Solo il libertino e Bella Baxter (l’esperimento del dottor Godwin Baxter), liberi entrambi dalle convenzioni sociali, riescono a godere pienamente del sesso.
Però la donna è completamente libera – il suo cervello non ha subito condizionamenti – mentre il libertino è piegato e distrutto dal desiderio di possesso.
La gelosia: un’altra caratteristica del mondo costruito dagli uomini, un’altra malattia da loro inventata, di cui loro stessi sono vittime se incontrano una donna veramente libera.

Un film femminista, che mostra con uno sghignazzo tutta la miseria della società patriarcale, guerriera, costruita dai maschi sul principio del dominio da esercitare su tutti: donne, altri maschi, altri popoli, natura, l’intero pianeta.

Un film divertente: sicuramente nella versione in lingua inglese risalta lo stile del discorso della protagonista che gradualmente s’impossessa della lingua; il cambio di registro si sente anche nella versione doppiata, ma sicuramente qualcosa viene sacrificato. Cercherò di vedere la versione originale, che finora non ha coinciso con i miei orari.

Un solo appunto: Yorgos Lanthimos, come sempre, esagera con il grandangolo; dopo un po’ diventa fastidioso.