(19 dicembre 2022 h 17.00)
Cinema Odeon Pisa – piazza San Paolo all’Orto

Film brutti. Decisamente brutti
// Vicini di casa // War La guerra desiderata // La figlia oscura [nei commenti brevi] // Dead in a week // Domani è un altro giorno // Una vita spericolata // Doppio amore [L’amant double] // Sono tornato //

Nei primi dieci minuti ti domandi per quale motivo quei due, che evidentemente non si sopportano, stanno insieme.
Raccontano che da un anno non fanno sesso, neanche separatamente, se si esclude che lei passa di proposito davanti alla finestra quando esce dalla doccia per farsi vedere dal vicino di casa e lui ficca gli occhi sul seno della vicina quando gli capita di incontrarla in ascensore.
Tutto qua.

Per quale motivo i due non si separano? Saranno affari loro, nei quali il regista non ci fa entrare (questioni economiche, forse, o la presenza della figlia adolescente, di cui si occupano poco – alla madre non importa che senta i “rumori” provenienti dal piano di sopra; l’ha mandata a dormire da un’amica, per toglierla di torno).

Poi ti domandi (se permetti, sono affari anche nostri: abbiamo pagato il biglietto) per quale motivo il professore di musica interpretato da Claudio Bisio, evidentemente depresso (il personaggio e l’attore), continui a sopportare la coppia invadente di vicini (pompiere e psicologa) che gli è penetrata in casa per volontà della moglie.
La psicologa mette le mani dappertutto («no, no, questo è delicato», si limita a dire Bisio per frenarla, «questi sono i compiti degli studenti, sono documenti ufficiali!»).
Il pompiere si comporta come fosse a casa sua: prende in braccio la moglie del professore con la scusa di aiutarla a raggiungere il pacchetto di sigarette in alto sullo scaffale.
Bisio (il personaggio) sembra troppo depresso per reagire.
La psicologa improvvisa su due piedi una terapia di coppia condita di frasi fatte («avete bisogno di parlarvi»). Poi, o forse prima, racconta le orge con tre, quattro … fino a dieci partecipanti, a cui la moglie del professore, è evidente, parteciperebbe volentieri. Il professore pensa che non sia un bel risveglio trovarsi con il pene di uno sconosciuto vicino all’orecchio (episodio raccontato dal pompiere come fosse cosa normale), ma riesce solo a opporre le battute fiacche di una sceneggiatura priva di mordente.
I personaggi sono borghesi “evoluti”, dunque il professore deve rispettare l’obbligo di mostrarsi aperto a nuove esperienze (anche se gli fanno schifo), tollerante e ipocrita nei confronti degli ospiti maleducati.
Sono evoluti, ma nessuno si lava le mani prima di mettersi a tavola e la teglia viene lavata senza detersivo, solo un po’ risciacquata.
Dettagli. Il cinema è fatto di dettagli; dalla precisione nella rappresentazione dei dettagli si capisce la qualità di un film. Obiezione: secondo te il regista avrebbe dovuto farci aspettare tutto il ciclo della lavastoviglie? No. Sarebbe bastato un po’ di detersivo, tanto per farci capire che gli attori credono veramente alla finzione che stanno rappresentando, condizione necessaria perché ci crediamo anche noi. La padrona di casa avrebbe potuto dire: lavo la teglia e ve la riporto domani. Avrebbe potuto trovare altre scuse per riprendere la discussione. Un po’ di inventiva e qualche sorpresa non guasterebbero. Per esempio: far rientrare la ragazzina che ha litigato con l’amica, farle esprimere giudizi netti e sinceri sul risotto, sui vicini e sulle loro strane abitudini, che certamente non sono sfuggite a una ragazza sveglia.
Insomma: movimentare la scena, darci un motivo per seguire una storia basata su un’idea fissa.
C’è un altro dettaglio assurdo: possibile che una coppia si presenti a una cena dai vicini quasi sconosciuti con una teglia di risotto afrodisiaco? I vicini potrebbero non condividere i gusti alimentari (oltre agli altri gusti).
Infatti al professore il risotto non piace, ma finge, naturalmente. Le persone evolute fingono e si martirizzano da sole con le proprie finzioni. Non sono come gli adolescenti svegli che non hanno bisogno di nascondere le opinioni e i sentimenti.

Ho notato che nei film brutti c’è una psicologa o uno psicanalista. Quasi sempre.

I dialoghi sono assurdi e Bisio (l’attore e il personaggio) sembra sempre più depresso. Anche noi spettatori siamo depressi dalla recita a cui stiamo assistendo.
È passata una mezzora dall’inizio; per fortuna è un film di breve durata.

Allora ti domandi: è necessario ispirarsi a un autore catalano pluriscopiazzato per fare un film brutto, decisamente brutto, uno dei più brutti che mi è capitato quest’anno di vedere al cinema?
Me l’immagino il regista – l’autore, lo sceneggiatore, chi ha pensato per primo questo film. Scorre opere teatrali e cinematografiche poco conosciute da noi, forse su Google, alla ricerca di un’idea da copiare.
Ecco! L’ha trovata.

Il regista (lo sceneggiatore, l’autore) dev’essere come il personaggio di La terrazza (Ettore Scola, 1980) interpretato da Jean-Louis Trintignant: il produttore gli ha dato l’anticipo e ora preme per avere il film di successo.
Il personaggio di La terrazza passa le notti a guardare il foglio di carta bianco. Invece questo passa le notti a cercare su Google.
Trovato! Tema: il sesso, la coppia in crisi, la coppia aperta, lo scambio di coppie. Ci metti dentro un Bisio, anche se, giustamente, depresso (sembra che pensi: «chi me l’ha fatto fare!») e vualà, il gioco è fatto.