(4 gennaio 2023 h 17.45)
Cinema Principe Firenze – Viale Giacomo Matteotti

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The Post

Famiglia (genitori e figli)
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Anche i grandi registi fanno film mediocri.
I grandi registi non fanno film brutti. Film mediocri, sì: può capitare.
Secondo me è capitato a Steven Spielberg.

Forse l’idea di questo film gli è venuta da Sorrentino, che ha raccontato la propria adolescenza, la tragedia che la funestò e l’incontro con Antonio Capuano che diede la spinta alla passione per il cinema.
Per divertirci potremmo dire che una cosa è vivere l’adolescenza a Napoli – il golfo, i vicoli, San Gennaro, la zia nuda, Maradona, ecc. – un’altra viverla nell’America degli anni cinquanta – in una famiglia che non rende teatrali le tensioni familiari, in una scuola, in California, dove i ragazzi sono altissimi, fissati con lo sport, sembrano i “fascisti su Marte” di Guzzanti e sono pronti a diventare astronauti e mogli di astronauti.
Ma sarebbe solo una battuta, perché altri registi (Woody Allen, Martin Scorsese, …) hanno scavato in profondità negli stessi ambienti, negli stessi tempi e ne hanno ricavato grandi film.
Sembra che nell’infanzia e nell’adolescenza di Steven Spielberg non ci sia un’unica grande tragedia ma l’inquietudine quotidiana causata da una situazione familiare non chiarita.
Eppure c’era il divorzio! Che cosa aspettavano i genitori di Steven per mettere fine al tormento?

Il padre fa pena, con la sua faccia da calcolatore dell’IBM, disposto ad accettare le pazzie di una donna egoista con la quale mette al mondo un nugolo di figli (sono quattro ma sembrano molti di più). Fanno pena le sorelline di Steven.
Strana famiglia, ma non interessante.

Anche la pazzia della madre (riceve telefonate dall’aldilà) non si risolve mai in tragedia e sembra la scusa di una donna invaghita dell’amico del marito, una donna capricciosa che pretende di avere l’amante accanto a sé anche quando la famiglia si sposta altrove.
Significativa è la scena in cui balla mostrandosi nuda (in trasparenza) davanti al marito e all’amante, nonostante la figlia adolescente la implori di fermarsi.
Finalmente i genitori divorziano e le povere ragazze rimangono con la madre, mentre Steven, più fortunato, rimane con il padre calcolatore IBM, un poveraccio che, almeno, riesce a fare il padre.

Dei ragazzi californiani si è detto: hanno reazioni così contorte da sembrare finti, inventati dal regista per variare la sceneggiatura.

Si salva la parte iniziale: l’incontro del regista bambino con il cinema e la scoperta di poter riprovare l’emozione dello scontro tra i trenini riprendendolo con la cinepresa e proiettandolo più volte. Un grande regista ha sempre un guizzo, ma, dopo questa parte, sullo schermo cala una cappa di noia.