I titoli dei film sono disposti in ordine di data, riferita a quando li ho visti (o non li ho visti). Scorrendo si trovano, nell’ordine seguente:

Elvis (Baz Luhrmann)
The Batman (Matt Reeves)
American Animals (Bart Layton)
La caduta dell’Impero Americano (Denys Arcand)
Il vegetariano (Roberto San Pietro)
Bohemian Rhapsody (Dexter Fletcher, Bryan Singer)
Rocketman (Dexter Fletcher)
Il professore cambia scuola [Les grands esprit] (Olivier Ayache-Vidal)
L’agenzia dei bugiardi (Volfango De Blasi)
I tre volti (Jafar Panahi)
Paris pieds nus [Parigi a piedi nudi] (Fiona Gordon, Dominique Abel)
Una storia senza nome (Roberto Andò)

Elvis – regia di Baz Luhrmann

No, grazie. Preferisco l’originale.
La foto, nella home page, ovviamente, ė un montaggio: non vado al cinema per vedere l’imitatore di un mito su cui ci sono documentari che ne ripercorrono la vita e ci consentono di vederlo mentre si esibiva, ballava, faceva il famoso movimento di “pelvis” (di anca), di ascoltare la sua voce.
Un conto è l’imitazione di Craxi (Favino in Hammamet, bravissimo), un altro è l’imitazione di Elvis o di Fabrizio De André (Marinelli) in un film. Non possono convincerci perché abbiamo in mente la voce, gli sguardi, i movimenti di questi miti e più gli imitatori si sforzano di assomigliare agli originali più ci sembrano ridicoli.
Allora cercate un altro espediente narrativo per rappresentare i grandi artisti della musica popolare, come fece Bruce Weber in Let’s get lost, un finto documentario su Chet Baker che ha tutta la potenza di un film di narrazione.
L’imitazione è un mezzuccio, ridicolo già nei manifesti (guardando il manifesto mi passa la voglia di vedere questo film … per non parlare del trailer).
L’imitatore gli assomiglia come tanti altri; da noi almeno tre cantanti, bravi, si ispiravano a Elvis: Little Tony, Bobby Solo, Michele. Si ispiravano, ma ciascuno aveva la sua personalità.

The Batman – regia di Matt Reeves

Cinema Teatro Odeon Firenze – 8 aprile 2022

Batman = battimani; una specie di battipanni, più piccolo, usato dai maestri fino alla metà del secolo scorso per picchiare (battere sulle mani) i bambini che non avevano fatto i compiti.
Dei battimani precedenti ho visto solo quello con Jim Carrey (Batman Forever, regia di Joel Schumacher, 1995). Andai a vederlo perché Jim Carrey mi fa molto ridere.
Ricordo che trovai la conferma di ciò che mi aspettavo: una storia noiosissima, difficile da seguire, tanto era noiosa. Sopportai tutto perché le apparizioni di Jim Carrey nei panni di un personaggio isterico che gli calzava a pennello erano divertenti.
Ho riprovato con il battimani che gira in questo periodo nelle sale (regia di Matt Reeves): ugualmente noioso, non dà neanche la possibilità di farsi due risate con Jim Carrey. E ho detto tutto.

American Animals – regia di Bart Layton

Due coglioni fuori di testa convincono due ragazzi intelligenti ma influenzabili a fare una cazzata.
Si annoiano, sognano di diventare milionari, per poco non diventano assassini.
Alcune scene di uno squallore infinito (la povera bibliotecaria!). Se la gioventù americana è in queste condizioni, assisteremo presto alla caduta dell’Impero Americano.

La caduta dell’Impero Americano – regia di Denys Arcand

Cinema Spazio Uno Firenze – 4 maggio 2019

Solo un regista che hai amato può deluderti.
Niente a che vedere con il capolavoro: Le invasioni barbariche.
Il protagonista è un giovane che, all’inizio del film, dice di essere troppo intelligente per poter diventare ricco.
Nel seguito dimostra di essere un coglione.
Stessa conclusione del commento precedente.

Il vegetariano – regia di Roberto San Pietro

Cinema Teatro Odeon Firenze – 3 giugno 2019

Mi piacerebbe avere la fede di un bramino.
Dev’essere riposante accettare tutto ciò che viene – anche il sopruso, la sofferenza, l’ingiustizia – credere nella metempsicosi, essere capaci di sacrificarsi per una mucca.

Bohemian Rhapsody – regia di Dexter Fletcher, Bryan Singer

Francamente, se voglio ascoltare i Queen, vado su YouTube e scrivo bohemian rhapsody o freddie mercury (non queen, per evitare il discorso della corona).

Rocketman – regia di Dexter Fletcher

Francamente, se voglio ascoltare Elthon John (improbabile), aspetto che muoia un suo amico importante o una principessa.

Il professore cambia scuola [Les grands esprit] – regia di Olivier Ayache-Vidal

Cinema Spazio Uno Firenze – 7 febbraio 2019

Non riesco a commentarlo. Troppo legato a una grande parentesi della mia vita passata. Ho chiuso la parentesi.
Ricomincio da tre (Massimo Troisi).
«Perché devo ricominciare da zero, se tre cose le ho fatte bene nella vita?»
Grazie Massimo

L’agenzia dei bugiardi – regia di Volfango De Biasi

Cineplex Pontedera – 20 gennaio 2019

Meglio una bella bugia o una brutta verità?
I titolari dell’agenzia dei bugiardi non hanno dubbi a riguardo, e forse non hanno tutti i torti.
Una bella bugia: commedia all’italiana, divertente.
Una brutta verità: non bastano un’idea e buoni attori per fare un film comico; serve anche una sceneggiatura adeguata.

I tre volti – regia di Jafar Panahi

Flora Atelier Firenze – 8 dicembre 2018

La vicenda raccontata nel film si svolge in Iran, l’antica Persia, un paese in cui i fanatici hanno fatto diventare legge dello stato i dettami arbitrari di una religione.
In questo contesto fare il regista non asservito alla stupidità della cricca dei religiosi dominanti è già di per sé un gesto artistico, un gesto di libertà, di coraggio.

Paris pieds nus [Parigi a piedi nudi] – regia di Fiona Gordon, Dominique Abel

Perché quel titolo?
La protagonista va in giro per Parigi a piedi, ma non a piedi nudi.
Forse l’espressione “pieds nus” ha un secondo significato che non conosco, ma il titolo italiano ne ha uno solo e non corrisponde a ciò che accade nel film.
Il miglior titolo è l’inglese Lost in Paris (Perduta a Parigi).

Una storia senza nome – regia di Roberto Andò

Spazio Alfieri Firenze – 20 ottobre 2018
Altri film del regista: // Conversazione su Tiresia // Il bambino nascosto //

Il film prende spunto dal seguente fatto di cronaca.
Nel 1969 la Natività di Caravaggio fu rubata dall’Oratorio San Lorenzo di Palermo; non è stata più ritrovata.
La Commissione parlamentare antimafia, presieduta dall’onorevole Rosi Bindi, svolse un’inchiesta, i cui risultati furono esposti dalla presidente.
Palermo (Askanews, pubblicato il 30 maggio 2018).
Onorevole Rosi Bindi: «Dalla nostra inchiesta emerge che il quadro non sarebbe andato distrutto, come per molto tempo si è pensato, ma che ancora una volta la mafia si è comportata da mafia. Badalamenti non credo capisse molto la bellezza della Natività del Caravaggio, ma ne ha intuito immediatamente il valore economico. E quindi, grazie ai suoi rapporti con la Svizzera per problemi di droga e di riciclaggio del denaro, intercetta un mercante d’arte che si commuove davanti all’opera ma la fa a pezzi per poterla poi vendere, e la mafia ne ricava una consistente somma di denaro. La nostra inchiesta arriva fin qui, ma è sufficiente per riaprire una inchiesta giudiziaria, cosa che la Procura di Palermo ha fatto, potendo avvalersi del contribuito dell’Arma dei carabinieri e in particolare del Nucleo Tutela del patrimonio culturale del Paese.»
Dunque: una fonte autorevole, la Presidente di una Commissione parlamentare, ci dà le seguenti informazioni. Primo punto: Il furto è stato commesso dalla mafia (non sappiamo se su commissione).
Secondo punto: la Svizzera si rapporta tranquillamente con la mafia; il mafioso Badalamenti utilizza la Svizzera per risolvere problemi di droga e di riciclaggio del denaro (l’ha detto Rosi Bindi); ce n’è abbastanza per organizzare una missione umanitaria in Svizzera, su mandato delle Nazioni Unite, per aiutarla a liberarsi da tutte le connessioni e connivenze con la mafia. Dal momento che queste connessioni e connivenze minano la democrazia, sarebbe l’applicazione del principio: “Esportiamo la democrazia in Svizzera”.
Giacché ci siamo, una volta messa la Svizzera sotto tutela, allentiamo il segreto bancario che, se è troppo rigido, nasconde segreti inconfessabili.
Terzo punto: ci sono in giro mercanti d’arte che hanno l’animo sensibile: si commuovono davanti a un capolavoro, trascurando il fatto che si tratta di un quadro rubato. La sensibilità non impedisce loro di fare a pezzi l’opera rubata (tra le lacrime) per aiutare i delinquenti – dietro lauto compenso, incassato piangendo – a trasferirla in posti dove è più sicura la vendita.
Che cosa è successo dopo questa relazione? Missione umanitaria: zero; arresto del mercante sensibile: non mi sembra; ritrovamento del quadro: zero.
Il film? Noioso.