
30 marzo 2024 h 16.30
Cinema Principe Firenze – Viale Giacomo Matteotti
“Verrà la morte e avrà i tuoi occhi“
// Amore tossico // The Shrouds (I sudari) // Campo di battaglia (la prima guerra mondiale) // Dostoevskij // Another End // Silent Land (la morte di un immigrato) // Marx può aspettare (la morte di un fratello) // Hart Island, Bronx (racconto) // La bicicletta (racconto) // Si vedono i primi segni (racconto) // 1917 (la prima guerra mondiale) // Hammamet (la morte di Craxi) // Il settimo sigillo (la morte) // Il sacrificio del cervo sacro (la maledizione) //
Fantascienza e/o distopia
// Bugonia // The End // Lightyear: la vera storia di Buzz // The Animal Kingdom // Civil War // Dogtooth [Kynodontas] // Another End // Povere creature! [Poor things] // Amore postatomico // M3GAN // Everything Everywhere All At Once // Siccità // Nope // Penguin Highway // E noi come stronzi rimanemmo a guardare // Dune // La terra dei figli // Tenet // Il dottor Stranamore // AD ASTRA // Brightburn // Jurassic World Il Regno distrutto // 2001: Odissea nello spazio // Tito e gli alieni // L’isola dei cani // La forma dell’acqua //
“Another End”, regia di Pietro Messina.
In sostanza è un film su un’applicazione estrema dell’intelligenza artificiale in un futuro distopico.
Periferia urbana: solitudine, strade buie, stazioni della metropolitana, cemento, automobili, edifici lugubri, ascensori, appartamenti anonimi; interno di una discoteca: cubiste avvinghiate al palo, ragazzi storditi saltellano al ritmo ripetitivo di una musica a tutto volume; dalla massa il regista estrae i personaggi principali del film.
AETERNA – un’azienda che riunisce neurologi, psicologi e ingegneri informatici – ha realizzato un programma, Another End (scritto così: ANOTHEREND) che consente di riversare la psiche di una persona defunta, conservata in un archivio elettronico, nel cervello di un ricevente fisicamente compatibile. È come con gli hard disk: si trasferisce il contenuto dall’uno all’altro.
Dunque il morto non è completamente morto, nel senso che i suoi ricordi, la sua personalità, quella che chiamiamo psiche, è stata trasferita (prima che il corpo morisse) dal cervello all’archivio. Ora può essere trasferita dall’archivio a un altro cervello; al ricevente spetta un compenso per questo servizio: per un tempo limitato assumerà la psiche della persona defunta. Nella versione italiana del film è chiamato locatore, perché dà in locazione il proprio corpo alla mente del morto (o della morta).
Chi non riesce ad accettare la perdita di una persona cara può mettersi in contatto, tramite il programma, con la sua mente, trasferita nel corpo del locatore.
Per quale motivo tanti si sottopongono a una sofferenza aggiuntiva, dopo avere patito il lutto? Vogliono vivere, per un tempo limitato, un’altra fine della persona cara, another end, una fine non improvvisa come è sempre la morte di chi si ama.
Nella stazione della metropolitana su una parete campeggia la scritta pubblicitaria: ANOTHEREND: TAKE YOUR TIME TO SAY GOODBYE (prenditi il tempo, datti la possibilità di dire addio).
Sempre, quando muore una persona che amiamo, ci accorgiamo di non avere avuto il tempo per dirle tutto ciò che avremmo voluto. La fine, anche se prevista, avviene troppo presto. A maggior ragione quando la morte è improvvisa, inaspettata. Avremmo voluto dire: «Ti amo e ti amerò sempre». A volte non lo diciamo per non restare senza difese, per l’abitudine a nascondere ciò che proviamo, per pudore.
Avremmo voluto stringere in un lungo abbraccio la persona amata. Ora che è morta, ci sembra di non averla abbracciata abbastanza. Se abbiamo avuto modo di esprimere i nostri sentimenti, nel corso di una lunga malattia, vorremmo esprimerli ancora una volta, ora che tutto è finito.
Può capitare che ci sia stata una discussione, un contrasto con la persona che amiamo.
Se fossimo stati avvertiti (guarda che domani muore) avremmo capito che la cosa più giusta da fare in quel momento non era continuare a sostenere il nostro punto di vista. La cosa più giusta sarebbe stata un lungo abbraccio silenzioso (al diavolo le proprie ragioni!). Ora non si può fare più nulla. Ci opprime un senso di vuoto che non si può riempire con i ricordi, con le fotografie, con i video di un tempo che ci sembra felice e forse lo era.
Il programma Another End fornito dall’azienda AETERNA serve a riempire questo vuoto, anche se non consente di vedere la persona amata defunta (il corpo è andato). La mente del locatore è la mente della persona che abbiamo perduto; i ricordi sono i suoi ricordi, l’amore è l’amore che aveva per noi. Il programma ci consente di vivere ancora un poco insieme al defunto o alla defunta; ci dà la possibilità di interagire con la sua mente, pur vedendo un altro corpo.
Odio i trucchi della IA che si stanno molto diffondendo (fanno muovere, sorridere, abbracciare, salutare i morti ritratti in vecchie fotografie); eppure, a una proposta come questa cederei, se fossi sicuro che la mente trasferita nel corpo del locatore è la mente della persona che amo, che ho amato, se fossi sicuro che non si tratta di realtà virtuale (è un ossimoro) ma di realtà vera (qualunque cosa significhi).
Noi chi siamo? Siamo la nostra altezza? Siamo il nostro peso? Siamo la cicatrice sulla fronte o lo spazio tra gli incisivi che abbiamo sempre avuto? No. Siamo la psiche (i pensieri, i ricordi, i desideri). Se il nostro corpo fosse distrutto e la mente conservata in un archivio, noi saremmo in quell’archivio; se ANOTHEREND trasferisse la nostra mente nel corpo di un locatore, noi saremmo in quel corpo, anche se più alto, più basso, più robusto o privo di quella cicatrice che abbiamo sempre visto guardandoci allo specchio.
Guardandoci allo specchio vedremmo quella cicatrice, anche se sul nuovo corpo non c’è, perché noi vediamo ciò che ci aspettiamo di vedere.
Il corpo è la proiezione della mente, dunque se la mente non sa che il corpo è morto, lo vede dove è provvisoriamente allocata.
Questo è un concetto su cui varrebbe la pena discutere. Potremmo chiederci: è un’illusione dei sensi o è la realtà? Noi siamo ciò che vediamo o vediamo ciò che siamo?
La mente del defunto non sa che il corpo è morto, crede che sia sopravvissuto alla malattia o all’incidente; è vietato rivelargli ciò che è accaduto. Se qualcuno lo facesse, si troverebbe come noi quando guardiamo un’immagine ambigua. È un’anatra o è un coniglio? L’incertezza (sono io o sono un’altra persona?) potrebbe sconvolgerla. La AETERNA raggiunge e informa della situazione tutte le persone che hanno conosciuto il defunto e potrebbero incontrarlo. Nessuno deve trattarlo come un morto.
Questa è la parte più debole del programma (e del film).
Dopo questa esperienza la mente sarà cancellata dall’archivio.
È difficile l’inizio del contatto, quando il locatore si sveglia e ci guarda riconoscendoci (mi sto immedesimando con il personaggio che ha chiesto di vivere ancora un poco con la compagna morta).
È difficile vedere il nostro amore nella persona che lentamente apre gli occhi e ci guarda. Lo psicanalista che ci segue consiglia: «Per rompere il ghiaccio può essere utile avviare un litigio». Provi ad avere un impatto forte, in modo da superare la barriera dei sensi e entrare in contatto con la mente.
Funziona (sto sempre immedesimandomi con il personaggio). Quando discuti animatamente con una persona entri intensamente in contatto con la sua mente; se poi ti avvicini per fare pace, la ritrovi come era, anche se il suo corpo non è lo stesso, ma è uguale il suo modo di reagire, quando le accarezzi dolcemente il braccio per fare pace. Ritrovi la confidenza, l’intimità che ti manca dal momento in cui è morta. Puoi dirle le parole che non hai pronunciato prima che morisse, puoi abbracciarla un’altra volta, puoi ricevere il suo abbraccio. Puoi salutarla definitivamente e chiudere il contatto.
“That is the question”, diceva Amleto. Il problema è questo.
Nel programma inventato dall’azienda AETERNA – il nome fa pensare a futuri obiettivi, forse all’eliminazione della morte – c’è un bug, come in tutti i programmi, specialmente se molto complessi.
L’uomo non è fatto per accontentarsi e, dopo avere sperimentato la possibilità di ritrovare la persona cara defunta, non accetta la fine definitiva, chiede di prolungare l’esperienza oltre i limiti previsti dal programma. Anche le persone più forti, le più allenate a gestire gli aspetti emotivi, se muore un fratello o la madre non resistono, cercano di prolungare gli incontri, di ripeterli, di trasformare another end in aeterna: non un’altra fine ma un contatto infinito (indefinito, eterno) con la persona amata, oltre i limiti previsti dal programma. Su questo bug si svolge il thriller.
Invito chi vede il film ad avere pazienza, a tenere presente che, come in tutti i thriller, ci sono cose che vediamo all’inizio ma capiremo solo nelle ultime scene.
Sal ha perso la compagna in un incidente d’auto dal quale è uscito vivo. Bussa alla porta dell’appartamento della vicina. È una gentile signora anziana che gli ha chiesto di aiutarla. Ha un problema con il tubo flessibile della doccia: non riesce a svitare il doccino per sostituirlo. Sal sostituisce il doccino. Risolto il problema, la signora lo invita a bere una tisana e a mangiare un biscotto preparato da lei; «Ci ho messo dentro una scorza di limone», dice con un sorriso e l’orgoglio delle vecchie signore: «Le piace?».
Sembra una situazione qualsiasi. In un angolo un anziano, seduto su una poltrona, sfoglia un libro. Poi, mentre la signora va avanti e indietro, l’anziano si addormenta.
Bussano alla porta. La signora va ad aprire. Entrano infermieri in camice bianco che spogliano l’anziano, gli mettono una vestaglia, lo caricano in una scatola coperta da un velo di plastica trasparente, lo portano via in autoambulanza. La signora non fa una piega: ciò che accade è atteso; torna tranquillamente al suo posto accanto a Sal e finisce la sua tazza di tisana.
L’uomo anziano non è suo marito. Il marito è defunto e l’uomo che abbiamo visto addormentato in poltrona è un locatore, è stato scelto dalla AETERNA per ricevere la mente del morto.
Quando il locatore si addormenta bisogna riportarlo nell’azienda per ricaricarlo con la mente del defunto. Altrimenti avrebbe una crisi al risveglio, trovandosi in un posto sconosciuto.
Seguiamo il percorso dell’ambulanza. Raggiungiamo un salone enorme pieno di scatole a forma di bara, coperte da un velo di plastica.
I locatori, quando si risvegliano e prima di essere ricaricati, non ricordano ciò che hanno vissuto; possono vivere la trasformazione alcune volte, poi la mente del defunto viene cancellata dall’archivio e le persone che hanno vissuto un’altra fine del proprio caro, un’altra end, dovranno arrendersi alla morte. Qui c’è il bug, il problema evocato da Amleto.
Sal, dopo avere superato le difficoltà iniziali, e dopo avere vissuto alcuni momenti intimi con la sua compagna defunta (nel corpo della locatrice), non riesce a lasciarla andare definitivamente.
Forse è questo il nostro problema di umani sempre insoddisfatti: non riusciamo ad arrenderci a ciò che è definitivo. Non ci accontentiamo di vivere un’altra fine dei nostri cari defunti: vorremmo rimanere indefinitamente, infinitamente a contatto con loro. Io credo sia più facile, o meno difficile, accettare la propria morte che accettare la morte delle persone che amiamo. Naturalmente è solo un’opinione.
Un film è bello se esci dalla sala diverso da come sei entrato. A me è successo con Another End. Ho constatato che non è capitato a tutti. È un modo per dire che non è piaciuto a tutti gli spettatori di mia conoscenza. Le perplessità di alcuni erano palpabili. A me è piaciuto moltissimo, tanto che vorrei rivederlo, più avanti, quando lo avrò elaborato, per capire fino in fondo la soluzione finale del thriller, che mi ha lasciato un dubbio.
