
11 novembre 2025 h 17.30
Cinema Odeon Pisa – piazza San Paolo all’Orto
Altro film del regista: // Gli orsi non esistono //
Religioni e/o superstizioni
// Un semplice incidente // Il seme del fico sacro (Islam) // Il mio giardino persiano (Islam) // The Miracle Club (Lourdes) // C’è ancora domani (il matrimonio cattolico) // Kafka a Teheran (Islam) // Rapito (Il Papa Re) // Benedetta (Cattolicesimo) // Holy Spider (Islam) // Profeti (Islam) // Chiara (Cattolicesimo) // Gli orsi non esistono (Islam) // Alla vita (Ebraismo ortodosso) // Il male non esiste (Islam) // Un eroe (Islam) // The Youngest (Ebraismo ortodosso) // Covered up (Ebraismo ortodosso) // Corpus Christi (Cattolicesimo) // Un divano a Tunisi (Islam e psicanalisi) // The dead don’t die (nel commento: fede e dubbio) // Mug Un’altra vita (Cattolicesimo polacco) // Il settimo sigillo (il silenzio di Dio) // L’apparizione (Cattolicesimo) // Cosa dirà la gente (Islam) // Io c’è (religione e denaro) // The Young Pope (Cattolicesimo) //
Violenti per caso o per scelta (gli horror e i thriller sono nel tema “suspense“)
// Un semplice incidente // Killers of the Flower Moon (la violenza subita dai nativi americani) // Animali selvatici [R.M.N.] (la paura di essere invasi genera violenza) // Il potere del cane (violenza domestica nel Far West) // Il male non esiste (boia per caso) // Joker // La terra dell’abbastanza (ragazzi spinti da adulti) // Dogman (anche una pecora, se l’aggredisci, prima o poi si ribella) // Tre manifesti a Ebbing, Missouri //
“Un semplice incidente”, regia di Jafar Panahi.
Eghbal, uno dei feroci torturatori del regime fondamentalista islamico iraniano, sta tornando a casa in macchina insieme alla moglie incinta di nove mesi e alla figlia, una bambina che vuole sentire musica allegra ad alto volume.
L’uomo ha lo sguardo severo dei fanatici religiosi; spegne la radio. Si sa che gli islamici fissati non sopportano le manifestazioni della felicità, non amano la musica allegra, vivono in un’atmosfera lugubre di attesa della morte, preferibilmente da raggiungere con il martirio (parlo dei fanatici, dei talebani, dei religiosi ottusi che hanno il potere soprattutto in Iran e in Afganistan ).
La madre della bambina, infelice moglie del fanatico – da cosa si deduce che è infelice? Dal velo che nasconde i capelli e buona parte del viso, dallo sguardo sottomesso quando si rivolge alla nutria in forma umana che le siede accanto – chiede di rimettere la musica per accontentare la bambina. La nutria, sempre con sguardo severo, riaccende la radio.
Poi accade il semplice incidente del titolo: la macchina investe e uccide un cane. Eghbal ha bisogno di aiuto per farla ripartire.
Vahid, un poveruomo rovinato dal fanatico religioso torturatore («Mi ha preso tante volte a calci nei reni che ora mi chiamano pitale») lo riconosce dalla voce e dal rumore prodotto dai suoi passi: il fanatico torturatore ha una protesi ed era chiamato dalle vittime “gamba di legno”.
Eghbal ha perso la gamba in Siria, quando il regime iraniano appoggiava il dittatore Assad inviando milizie; poi Bashar al-Assad è fuggito a Mosca con la famiglia ed è stato sostituito da Ahmad Husayn al-Shara, un ex terrorista che sembra convertito a una maggiore tolleranza religiosa; raggiunto il potere, indossa giacca e cravatta (niente più camicioni) e va in America a trovare Trump, con il quale scambia profumati regali (notizia vera: nel corso della visita Trump gli ha regalato un profumo dicendo: «Lo porti anche a sua moglie». Poi gli ha chiesto, forse con una punta di invidia: «Quante mogli ha?»).
Eghbal è sadico e fanatico al punto da concepire l’idea di violentare una giovane, catturata perché contestava il regime, per poi impiccarla, impedendole così di finire, dopo morta, nel cosiddetto “paradiso delle vergini”: un’immagine che rappresenta in pieno la nevrosi nascosta dietro una diffusa superstizione che comunemente chiamano religione. Evidentemente da quelle parti la psicoanalisi non è mai arrivata, sebbene sia arrivata in altri posti più evoluti nei quali alcuni gruppi professano l’appartenenza alla stessa fede; non credo che il nuovo sindaco di New York e il sindaco di Londra condividano l’immagine brutale e sessuofobica del “paradiso delle vergini”, come se la verginità autorizzasse di per sé, dopo morti, all’ingresso in un paradiso particolare che sarebbe impedito a chi l’ha perduta, anche in conseguenza di uno stupro. Questa religione deve avere un rapporto rozzo con il corpo. Credo ci siano due livelli di adesione: uno per gli imbecilli e uno per gli intelligenti. Eghbal appartiene al primo livello, come i sacerdoti che comandano in Iran e la loro manovalanza del terrore.
Non solo le donne a cui sfugge una ciocca di capelli dal velo sono torturate e uccise, anche gli operai che protestavano perché per otto mesi non sono stati pagati, come Vahid e altri. La protesta sindacale è interpretata come cospirazione contro gli ayatollah e combattuta con i soliti mezzi.
Vahid riesce a seguire il torturatore scovato per caso senza farsi scorgere; scopre dove abita e coglie il momento opportuno per catturarlo. Lo porta in un posto deserto, scava una buca e comincia a seppellirlo.
Vahid ha commesso un grave errore: avrebbe prima dovuto accertare l’identità della persona, poi agire; del torturatore ha solo un ricordo uditivo in quanto le vittime erano bendate.
Mentre sta portando a termine la sua vendetta, Vahid ha un dubbio: «E se non fosse lui?».
Il poveruomo è deciso a eliminare il verme sadico, ma non è un assassino; vuole farsi giustizia, però prima di ucciderlo vuole essere sicuro di avere catturato l’uomo che gli ha rovinato la vita.
Per risolvere il dubbio va alla ricerca di altre vittime che possano riconoscerlo, portandosi dietro nel van, legato e chiuso in uno scatolone di legno, l’uomo che ha catturato.
Gira per Teheran insieme a un gruppo di vittime di Eghbal. Si portano dietro il presunto torturatore anestetizzato, tenuto nascosto nello scatolone. Poi lo risvegliano, lo interrogano.
Alla fine le povere vittime avranno la conferma, lo faranno confessare, non mediante la tortura, come una delle vittime desiderosa di vendetta suggeriva, ma sfidandolo sulla sua fede, sul suo fanatismo religioso: se credi di essere nel giusto, se cerchi il martirio, non mentire, rivendica chi sei e ciò che hai fatto. Il torturatore ammette, rivendica, si dichiara orgoglioso delle proprie azioni, che per noi e per le vittime sono terribili e ingiustificabili.
Un film potente, interpretato da attori straordinari (peccato il cattivo doppiaggio, in particolare della vittima fuori di testa! Meglio vederlo in lingua originale con i sottotitoli).
Ha l’andamento di un thriller di cui ho rivelato la conclusione perché non do importanza allo spoiler (chi legge i miei commenti lo sa): la potenza di un film non è data dalla trama ma dal modo in cui la trama è raccontata dal regista e dagli attori. Ogni volta che vedo “La finestra sul cortile” di Hitchcock rimango sospeso sulla penultima scena, anche se so come andrà a finire. Se qualcuno è sensibile allo spoiler farà bene ad allontanarsi da questo profilo.
Mi sembra che il film rappresenti il momento attuale in Iran. Ci sono segnali di un possibile crollo del regime, tutto insieme o attraverso successive trasformazioni.
Si avvicina il momento della resa dei conti con chi è stato strumento dei mullah che detengono il potere e ha esercitato il proprio sadismo sotto la copertura di una superstizione o con l’alibi dell’obbedienza. Per fare tutti i conti si dovranno tenere presenti i sentimenti delle vittime, ognuna col suo carico di angoscia. Il film mette in evidenza proprio i sentimenti delle vittime, la disperazione di avere attraversato l’inferno.
Il giro in van per Teheran alla ricerca di una difficile verità mostra alcuni aspetti della società che il fanatismo religioso komeinista ha costruito: poliziotti ricattatori pronti a imporre una mancia per fingere di non vedere, l’infermiera che vuole abbandonare una partoriente a cui si sono “rotte le acque” se l’accompagnatore non paga una tangente.
Il fanatismo islamico ha costruito una società basata sulla paura, sulla menzogna, sul ricatto, sulla mancanza di umanità.
