29 maggio 2023 h 17.00
Cinema Odeon Pisa – piazza San Paolo all’Orto

Temi

Suspense (alta tensione: thriller e/o horror)
// Doppia Pelle [Le Daim] // BlackBerry (thriller tecnologico) // Club Zero (horror alimentare) // Come pecore in mezzo ai lupi // Sanctuary (thriller psicologico) // Beau ha paura [Beau is afraid] // Cane che abbaia non morde [Barking dogs never bite] // Preparativi per stare insieme … (thriller psicologico) // L’ultima notte di Amore (noir metropolitano) // Holy Spider // M3GAN (thriller distopico) // Bones and All (horror cannibale) // Nido di vipere // L’homme de la cave [Un’ombra sulla verità] // La fiera delle illusioni // America Latina // Raw (horror cannibale) // Titane // Il sospetto [Jagten] // Favolacce // Notorious! (thriller H.) // Parasite // Il signor diavolo // The dead don’t die (gli zombie sono tornati) // Border: creature di confine // La casa di Jack // Gli uccelli [The birds] (horror H.) // L’albero del vicino //

Teatro
// Romeo è Giulietta // Sanctuary (impianto teatrale) // Educazione Fisica (da “La palestra” di Giorgio Scianna) // The Whale (dall’omonima pièce teatrale) // Anton Cechov (Il gabbiano) // Grazie ragazzi (S. Beckett: Aspettando Godot) // La Stranezza (Luigi Pirandello: Sei personaggi in cerca d’autore) // Drive my car (Anton Cechov: Zio Vanja) // Il sindaco del rione Sanità (Il teatro di Eduardo) // Conversazione su Tiresia (Andrea Camilleri) // Favola (dalla commedia di Filippo Timi) // The Party (impianto teatrale) //

Sanctuary: Santuario, anche Parco naturale, Riserva forestale, Rifugio, Asilo.
Hal e Rebecca si vedono ogni tanto, quando a lui va di darsi un paio d’ore di rilassamento, una parentesi di libertà, un intervallo in cui può essere se stesso, un rifugio, una breve fuga dalla vita reale nella quale è costretto a mascherarsi.
Rebecca è una prostituta di alta classe; Hal è il figlio di un importante uomo d’affari, proprietario di una catena di alberghi, e, naturalmente, ha da sempre il problema del confronto con il padre, soprattutto ora che il padre è morto e gli tocca prendere le redini dell’azienda che, per eredità, spetta a lui.
Prostituta e cliente sono perfettamente affiatati: Rebecca sa che cosa il cliente vuole e lo accontenta seguendo nei minimi dettagli un copione preciso.
I due non si toccano, non fanno sesso nel senso comune dell’espressione. Hal vuole essere dominato e portato, attraverso un percorso di umiliazione, alla eccitazione, alla masturbazione, all’orgasmo.
È un gioco di ruoli.

In apparenza Rebecca conduce il gioco: domina, maltratta Hal, lo rimprovera, lo umilia, lo costringe a stendersi per terra dopo essersi tolto i pantaloni per non sporcarli, a pulire il bagno anche dietro il water.
È apparenza, recitazione. Con una mossa geniale il regista sposta la macchina da presa (pare si tratti di un iPhone) sul copione appoggiato sul tavolo e ci fa leggere le battute che Rebecca sta recitando.
Il copione è stato scritto da Hal; ha scritto le domande imbarazzanti, le obiezioni puntute e offensive alle sue risposte reticenti, i rimproveri, le umiliazioni a cui Rebecca lo sottopone. Ha scritto tutto lui; la prostituta è brava a interpretare la parte della dominatrice.
Umiliato, si eccita; Rebecca gli ordina di masturbarsi senza arrivare fino in fondo; Hal obbedisce, si controlla. Solo quando Rebecca gli dà il permesso si lascia andare e raggiunge l’orgasmo.
Questo è ciò che Hal chiede da questi incontri: essere umiliato, dominato; essere se stesso.
Non sappiamo da quali esperienze derivino le sue preferenze, il film non ce lo spiega; sappiamo solo che il padre era un uomo di successo, “tutto d’un pezzo”, fornito di idee chiare e definitive raccolte in un libro che Rebecca, professionista inappuntabile, ha letto con attenzione. La madre di Hal chiama al telefono: è noiosa, petulante, insistente. Hal cerca di liberarsi, si pente, chiede scusa perché gli sembra di avere alzato la voce.

Nel corso del battibecco che si svolgerà successivamente la prostituta e il cliente si rinfacceranno: lei «Io ti ho consentito di crescere, all’inizio eri insicuro, avevi vergogna, eri dominato dai sensi di colpa; con me hai imparato a non nascondere i tuoi desideri»; lui «Qualunque donna avrebbe potuto recitare il copione scritto da me».
Non è completamente vera né l’una né l’altra cosa. Le due personalità si sono perfettamente incastrate come due pezzi di un puzzle: Rebecca dimostrerà di essere una vera dominatrice, anche quando dovrà inventare le battute e i comportamenti per raggiungere il suo scopo; Hal dimostrerà di essere uno schiavo perfetto al servizio di Rebecca, capirà che non può farne a meno. I due pezzi del puzzle combaciano alla perfezione.

Ma siamo alla prima parte, alla recitazione.
Rebecca non sa che Hal ha deciso: questo sarà il loro ultimo incontro.
Tutto si svolge come previsto, fino alla soddisfazione del cliente: una “masturbazione guidata”. Sapremo poi che in altri incontri il cliente ha chiesto e ottenuto di essere guidato in strane perversioni, scritte anch’esse nel copione.

Rebecca si toglie la parrucca bionda, i due cenano, Hal le dà una busta con il denaro e stanno per salutarsi: «Alla prossima», «Alla prossima».
Questa volta c’è una differenza rispetto alle altre.
Fin dall’incipit il regista ha inquadrato un orologio di valore in una scatola. È il regalo che Hal vuole aggiungere alla busta con il denaro, come dono di addio per Rebecca.
Ora che il padre è morto lui deve prendere le redini dell’azienda. Deve comandare, non può continuare a concedersi queste parentesi in cui viene dominato da una donna, anche se in un gioco erotico.

Il film si svolge interamente in una suite di un albergo del padre di Hal: salotto, stanza da letto, bagno; anche un po’ nel corridoio, davanti e dentro all’ascensore bloccato.
Lo spazio in cui i due personaggi si muovono è limitato, soffocante. La “location” si potrebbe realizzare su un palcoscenico; Il film, basato sui dialoghi, sulla parola, ha una struttura teatrale, potrebbe essere un esempio di teatro al cinema.
Il regista non si è limitato a riprese teatrali, ha sfruttato tutte le possibilità concesse dal mezzo cinematografico e dalla miniaturizzazione delle macchine digitali per darci immagini estremamente ravvicinate, intime, dei due attori nelle varie fasi della “lotta”; ha usato il montaggio per accentuare il movimento, insistendo sui primi piani dei volti, sullo sguardo confuso e l’espressione persa di Hal, sullo sguardo deciso di Rebecca, che lo guarda dritto negli occhi e lo costringe ad abbassarli. Rebecca sa che Hal non regge uno sguardo diritto.
I due attori (Christopher Abbott e Margaret Qualley), guidati dal regista (Zachary Wigon), sono straordinari nella immedesimazione.
L’informazione che ci arriva è: nel gioco erotico, nelle risposte alle domande imbarazzanti che lui stesso ha previsto, nella sua ubbidienza c’è il vero Hal; se farà il “capitano d’industria”, l’uomo d’affari, il dominatore che decide la sorte degli altri, sarà un gioco.

Hal vuole chiudere in amicizia e per un po’ sembra che questo accada.
Poi Rebecca ci ripensa, non accetta di essere piantata e sfodera tutte le sue capacità di dominatrice per spingere Hal nel terrore, nella disperazione, nella paranoia, fino a che, attraverso alterne vicende di aggressioni reciproche, Hal capisce che l’unica soluzione per loro due (attenzione! Rivelo come finisce), l’unica soluzione per due che, a modo loro, si amano, consiste nel trasformare il gioco in realtà: Rebecca, che ha rivelato competenze tecniche, assumerà il ruolo di amministratore delegato dell’azienda (chi meglio di una dominatrice con tendenze sadiche può svolgere questo ruolo?); Hal svolgerà il compito che più corrisponde alla sua personalità: sarà lo schiavo di Rebecca anche nella vita.

La soluzione è paradossale, forse, ma è interessante osservare come il regista ci porti a ritenerla possibile, naturale, costruendo gradatamente un thriller psicologico che ha molti momenti di suspense.
Il film è cinema cinema: interamente basato sulla capacità degli attori – e del regista – di dare consistenza a personaggi che conosciamo pochissimo, le cui reazioni vanno, a volte, oltre i limiti della verosimiglianza.
Eppure, sullo schermo, i personaggi sono veri, le loro reazioni sono vere.